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Referendum, ecco i violenti per il No: sfasciano un circolo e zittiscono gli studenti

di Andrea Muzzolon giovedì 12 marzo 2026

3' di lettura

Quando il risultato è incerto, quando il nervosismo comincia a farsi sentire, ecco che i violenti escono allo scoperto. E la tensione, evidentemente, nel fronte del No continua ad aumentare. Tanto che pur di bloccare i convegni dei comitati in favore della riforma della giustizia si è passati alla violenza. Quella vera. Ieri, a Milano, il primo attacco: all’alba i gestori del circolo Meazza, nel quartiere di Quarto Oggiaro, si sono trovati con la vetrina sfasciata. Vetri rotti, porte sfondate, armadi distrutti e svuotati. La cassa del circolo è stata rubata, così come alcuni computer e altre attrezzature.

L’origine di questo assalto è facilissima da individuare: su un tavolo è stato realizzato un graffito con la scritta “fascista”. Il tutto, a poche ore da un incontro sulle ragioni del Sì al referendum organizzato da Fratelli d’Italia. «A Milano, quindi, un Circolo sociale che aiuta i giovani in una zona difficile non può ospitare un convegno che non piace alla sinistra. Pena: la distruzione di anni di lavoro», ha attaccato il capo delegazione di Fdi al Parlamento Europeo, Carlo Fidanza.

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La devastazione del circolo Meazza - realtà apolitica attiva dal 1967 e che negli anni ha dato spazio a tante realtà diverse- è stata definita dal parlamentare un «atto vergognoso che merita la netta e immediata condanna di tutte le forze politiche». Fidanza ha quindi espresso massima solidarietà, schierandosi a «fianco dei gestori colpiti per la sola “colpa” di aver aperto le proprie porte al Comitato Sì Riforma e a Fdi».

La consigliera regionale meloniana, Chiara Valcepina, che ha preso parte al confronto sulla riforma, ha auspicato «che le forze dell’ordine facciano rapidamente piena luce sull’accaduto, individuando i responsabili». Di «atto vandalico in stile mafioso» ha parlato invece il consigliere comunale Francesco Rocca, tra gli organizzatori dell’evento. Nonostante le intimidazioni, ieri alle 18.30 l’evento si è tenuto come da programma. In barba ai violenti.

L’altro “campo di battaglia” è stata invece l’Università di Bologna. Nell’ateneo, i ragazzi di Azione Universitaria (movimento di studenti vicino a Fdi, ndr) avevano organizzato un incontro informativo sul referendum per promuovere il Sì. Ma fin dal mattino i collettivi rossi hanno occupato la facoltà di Giurisprudenza pur di non far parlare i giovani di destra. Alcune decine di violenti, al grido «siamo tutti antifascisti», hanno invaso corridoi e aule posizionando striscioni. Poi a muso duro hanno impedito l’ingresso ai rappresentanti di Au. «Praticare l’antifascismo vuol dire essere dove sono loro, esserci prima di loro, toglierli ogni spazio. Lo facciamo oggi e lo faremo nelle strade, nelle università, nei posti di lavoro, nelle case. Non lasceremo nessuno spazio a una presa di parola fascista», ha detto una militante del Collettivo Universitario Autonomo in un video pubblicato sui social prima della conferenza.

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Per il capogruppo alla Camera di Fdi, Galeazzo Bignami, si è trattato «dell’ennesimo tentativo di annullare il confronto democratico e silenziare chi la pensa diversamente», calpestando «la libertà di parola e di pensiero». Posizione condivisa dall’europarlamentare Stefano Cavedagna, secondo cui «arrivare a tappare la bocca a degli studenti occupando una facoltà, è qualcosa di davvero triste e inaccettabile». Un clima, quello in università, che rischiava di incendiarsi da un momento all’altro. E proprio per questo, onde evitare che le tensioni degenerassero, Azione Universitaria ha deciso responsabilmente di rinviare l’incontro vista «la situazione che rischia di minare la serenità dell’ateneo e degli studenti».

Di «soliti personaggi fuori dal tempo e dalla storia», ha parlato a Libero Nicola D’Ambrosio, presidente nazionale di Azione Universitaria: «Come sempre si dimostrano democratici solo a parole. Proprio in questi giorni al Cnsu abbiamo presentato una mozione per chiedere alla sinistra di condannare chi occupa gli spazi universitari. Spiace che continuino ad essere conniventi con queste realtà che negano la libertà di parola all’interno degli atenei».

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