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Il processo inverso: pentito di mafia difende i giudici

Se vuoi è il “ribaltamento” dei processi sulla mafia. Quelli delle "bocche cucite" alla Turi Ercolano, negli anni Ottanta, che mai avrebbero parlato, che non avrebbero ceduto nemmeno sotto pressione
di Claudia Osmetti venerdì 20 marzo 2026

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2' di lettura

Se vuoi è il “ribaltamento” dei processi sulla mafia. Quelli delle «bocche cucite» alla Turi Ercolano, negli anni Ottanta, che mai avrebbero parlato, che non avrebbero ceduto nemmeno sotto pressione. Questione-d’onore. Cambia tutto, cambiano i tempi, cambiano (in un certo senso) anche i procedimenti che coinvolgono la criminalità organizzata. Niente più spillatrice (ci mancherebbe, brutta faccenda, in tutti i sensi, quella là a Palermo del secolo scorso) e dichiarazioni che vanno nel senso opposto. Oggi siamo in Lombardia e non in Sicilia, tanto per cominciare, e culturalmente vale anche questo, sul banco degli imputati c’è il presunto sistema mafioso lombardo (che meno problematico non è e negarlo sarebbe un errore), gli avvisi di garanzia sono già arrivati a 45 persone. Durante la prima udienza del procedimento Hydra è Gioacchino Amico che fa il “salto generazionale”: «Il mio dovere morale», dice, «è anche questo, è fermare queste persone per non creare un danno pure ai qui presenti». I «qui presenti» sono i magistrati che lo stanno interrogando.

È un boss pentito, Amico, e d’accordo non è il primo, non sarà nemmeno l’ultimo, però è quello che, se sceglie di collaborare, spiega, è anche per proteggere «l’incolumità» dei magistrati che stanno portando avanti il processo. Lui, un commerciante di frutta e verdura per professione e uno dei capi del “consorzio” di mafie per i pm milanesi che sono determinati a sgominare il giro: «C’è gente libera che è molto feroce, gente che è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale, in politica». Il faldone Hydra è una matassa intricatissima, un rimando continuo di carte e documenti, di fatti che si accavallano (l’altro nuovo collaboratore di giustizia, Bernardo Pace, è appena morto suicida, manco quattro giorni fa, in carcere), di pagine con su scritto “omissis” e cancellate col pennarello nero. Questo sì, il colpo d’occhio classico degli atti messi a verbale in iter simili. Dall’altra parte, sui banchi delle parti civile, ci sono il Comune di Milano, la Città metropolitana, la Regione, addirittura la Rai. Non sarà un processo breve, non sarà neanche un processo come tutti gli altri.

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