Perché votare Sì? Perché la sinistra barricadera vota No. Non è solo una scelta di campo, la politica è schieramento ideale e in questa campagna referendaria si sono materializzati due mondi: da una parte c’è l’universo illiberale e giacobino delle guardie rosse dei tribunali e dei reggicoda della magistratura politicizzata; dall’altra parte ci siamo noi, gli italiani che nelle elezioni del 2022 hanno guardato in faccia la realtà e dato fiducia al centrodestra per riformare lo Stato e cambiare (anche) la Giustizia.
Oggi e domani bisogna votare Sì perché non ci sarà più per lungo tempo un’altra occasione come questa. Perché l’Associazione Nazionale Magistrati si è trasformata in un partito politico, gettando la maschera e la Costituzione. Sì perché Schlein e Conte, Bonelli e Fratoianni, Bindi e Salis, hanno buttato nel pentolone della propaganda guerra e pace, referendum e petrolio, dittatura e democrazia, un intruglio che ha avvelenato il discorso pubblico. Sì perché il procuratore Nicola Gratteri non può evocare rese dei conti con i giornalisti, negare il fatto e poi essere smentito. Sì per la fine del Csm lottizzato. Sì per il merito e l’indipendenza della magistratura. Sì per l’impresa liberata dall’abuso ideologico della giustizia. Sì per la proprietà privata. Sì per il processo giusto, a cominciare dalle indagini.
Sì per le vittime degli errori giudiziari, migliaia di tragiche storie come quella di Enzo Tortora, il simbolo italiano dell’infernale macchina del processo kafkiano. Sì per la responsabilità. Francesco Cossiga il 26 giugno del 1991, nel suo messaggio alle Camere sulle riforme istituzionali, diede una lettura cristallina della crisi che stava per travolgere la Prima Repubblica e si sarebbe trascinata fino a oggi. Nella parte dedicata alla Giustizia, l’allora Presidente della Repubblica mise nero su bianco la necessità del ritorno alla «supremazia della Costituzione e della legge scritta del Parlamento, la certezza del diritto, l'indipendenza del giudice e la sua terzietà, l’attribuzione della funzione giurisdizionale al singolo giudice e non al corpo di cui esso fa parte, la sua esclusiva soggezione alla legge. Spero, in altre parole, che presto possa essere definitivamente superato il momento dei “contropoteri” politici, da taluni teorizzati sulla base della concezione del tutto particolare e decisamente obsoleta della cosiddetta “costituzione materiale”».
Sono trascorsi 35 anni, il governo e il Parlamento hanno fatto la loro parte, ora tocca a voi, a noi. Guardate chi vota No, bisogna correre a votare Sì.




