È che di castronerie (a questo giro referendario) ne son state dette parecchie. Slogan, frasi a effetto, motti che parlano più alla pancia che alla testa, cartelloni di claim pubblicitari ché definirli politici sarebbe un cortocircuito della logica («No ai pieni poteri», scusate ma in che senso? Anzi, per dirla con un ex magistrato oggi favorevole alla riforma della Giustizia, che c’azzecca?): da qualche mese, hanno accelerato nelle ultime settimane, il fronte mai compatto del “campo largo” ha provato a unirsi nella corsa per il referendum, solo che ha avuto un problema. Dato che la metà dei suoi esponenti fino all’altro ieri era favorevole sia al sorteggio per il Csm sia alla separazione delle carriere, si è trovato a corto di argomentazioni. E quindi ha tirato fuori dal cappello quello che ha potuto. Quando è andata bene si è trattato di sciocchezze, quando è andata peggio di falsità mascherate alla bisogna dal eh-ma-così-torna-il-fascismo oppure chi-vota-No-è-femminista o anche questo-è-un-voto-sul-governo-Meloni.
Ecco no. Ma non no sulla scheda verde nei seggi ancora aperti, no a questa narrazione un po’ furbesca, un po’ faziosa, un po’ ideologica che non aiuta a fare chiarezza e, al contrario, alimenta la disinformazione per chi alle urne ci va in buona fede. È falso che se passa questa modifica costituzionale la nostra democrazia si mette in pericolo: ma come, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Austria, in Svezia (ci fermiamo qui ma potremmo continuare) le carriere della magistratura sono separate, vuol dire che in tutti questi Paesi la tenuta liberale è saltata? È falso che un voto per il Sì è un voto per una magistratura meno autonoma e fagocitata dall’ingerenza della politica: semmai è vero l’esatto contrario, l’articolo 104 della nostra carta fondamentale (quello che garantisce la magistratura come «un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere») non viene toccato dalla riforma, viene solo rafforzato dall’aggiunta «ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e di quella requirente»).
Lo stesso vale per le modalità che si vogliono introdurre nell’elezione dei nuovi Csm: oggi succede che il terzo del Consiglio indicato dal parlamento (l’ha spiegato benissimo la premier Giorgia Meloni da Fedez qualche giorno fa: apriti cielo, altra polemica, da che pulpito) viene deciso dai partiti con una fine opera di mediazione/spartizione, con la riforma le formazioni politiche stileranno una lunga lista di persone che hanno i requisiti per ricoprire quei ruoli e da lì verranno sorteggiati gli effettivi membri (di fatto, una modalità del genere, riduce e riduce assai il “controllo della politica” su giudici e pm).
È falso anche, a questo proposito, che il sorteggio giammai, non è uno strumento consono, non andrebbe impiegato «nemmeno per l’elezione dei condomini» (è stata detta davvero): a parte che dai greci alla Firenze dei Medici il sorteggio ha è stato utilizzato senza nessuno scandalo, ma signori proviamo a fare i seri per un attimo. Accettiamo, ognuno di noi accetta, che nelle corti d’assise le giurie popolari vengano estratte tra normalissimi cittadini dagli albi comunali e non ci vanno giù dei magistrati estratti, tra l’altro da una platea qualificata, (vedi qualche riga sopra) per questioni professionali loro? Cioè, in concreto, il sorteggio va bene quando ci giudicano per reati che comportano il massimo della pena del nostro ordinamento (per esempio l’omicidio), ma non è consono se si tratta di trasferire un magistrato da una sede all’altra?
Hanno detto che l’alta-corte-disciplinare-rende-i-giudici-meno-liberi (non è vero neanche questo, non inciderà sulla libertà delle toghe, però vale la pena ricordare che al momento i magistrati condannati in sede disciplinare dal Csm si contano praticamente a mente, nel 2023 sono stati appena quindici e otto di loro hanno ricevuto una censura che è la sanzione più lieve prevista, intanto gli errori giudiziari sono circa mille all’anno), che questo-referendum-non-risolve-il problema-della-lentezza-dei-processi (ma che ragionamento è? Allora anche sul salario minimo tanto caro al Pd smettiamo di dibattere perché non risolve il gap di genere nelle buste paga e allora pace?), che è-un-voto-su-Meloni. Tipico comportamento, quello di buttarla in politica, di chi ha finito il buonsenso e il pensiero critico. Dài, per favore.