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Annalisa Imparato smaschera l'Anm: "Toni sconvolgenti e intimidatori", minacce durante il voto

martedì 24 marzo 2026

2' di lettura

Volto della campagna per il Sì, Annalisa Imparato - a risultati ormai noti - è stata presa di mira dai colleghi dell'Anm di Napoli. "Lascio ad altri i cori da stadio e i balletti" risponde la magistrata della procura di Santa Maria Capua Vetere. Il motivo è chiaro: "In una democrazia matura si accetta il voto popolare perché in una democrazia matura il popolo è sempre sovrano. Accetto dunque il risultato con senso responsabilità". Tuttavia Imparato non può non notare che "per quanto riguarda i coretti, osservo che vedere figure di Stato cantare e saltare intonando canzoncine che hanno valenza politica fa porre più di un interrogativo perché protagonisti di questo episodio sono le stesse persone che già stamattina hanno dovuto varcare le porte delle aule dei tribunali e comunicare agli imputati di essere terzi e imparziali e di essere mossi solo da un ideale di giustizia. Su andiamo, è emerso chiaramente dal voto che si è trattato di un confronto solo politico". 

Da qui la frecciata all'Associazione nazionale dei magistrati: "Non voglio ergermi su un piedistallo. Non è però fuorviante osservare che in questa competizione oltre al centrodestra e al centrosinistra era schierata l’Anm. Si tratta di un dato di fatto incontrovertibile, si è comportata come un partito politico. In alcune chat i toni della discussione erano sconvolgenti, intimidatori nei confronti dei magistrati schierati per il Sì".

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La pm - raggiunta dal Corriere della Sera - non nasconde le tensioni riscontrate nel suo ufficio: "La situazione era già pesante da parecchio tempo. Si immagini negli ultimi giorni. Ma io da donna di Stato ho sempre rispettato la grammatica istituzionale. Io - dice in riferimento al suo lavoro a fianco di chi ha sostenuto il 'no' - certamente non avrò problemi. Sarò al mio posto con la schiena dritta e con le spalle larghe. Come le ho già detto all’inizio, lascio ad altri i cori e i balletti". Ma "al di là delle polemiche, si è persa comunque l’occasione per cambiare il sistema giustizia e per aprire una stagione di riforme. Peccato".

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