Insulti e cori di scherno alla pm Annalisa Imparato da parte dei colleghi dell'Anm. La sua colpa? Quella di aver sostenuto il sì al referendum sulla giustizia e, forse, quella di aver perso la battaglia alle urne. Tra le toghe, il cui sindacato interno si è schierato quasi integralmente per il No. Il video dei festeggiamenti a Napoli, sguaiati, ha fatto il giro del web e provocato le reazioni indignate di qualche membro laico del Csm e degli esponenti del centrodestra. Da sinistra, tutti tacciano. Così come dalle cosiddette "femministe" non si è levata nessuna voce per difendere la dignità della Imparato.
"Ho ricevuto attestati di stima da cancellieri, appartenenti alla polizia giudiziaria e dagli avvocati, ma non dai miei colleghi. Anzi, negli ultimi giorni ho ricevuto anche da magistrati messaggi offensivi per la mia posizione", spiega la stessa toga, sostituto procuratore della sezione reati comuni della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Di "scene irriguardose, anche nei confronti di colleghi, e manifestazioni come il coro da stadio 'chi non salta la Imparato è' - parla Enrico Aimi, consigliere laico del Csm in quota Forza Italia. Scene che "rappresentano il segnale di una incapacità di contenere istinti che non fanno onore all'ordine giudiziario nel suo complesso. Ancora più grave appare l'utilizzo di aule giudiziarie - luoghi deputati alla funzione più alta e sacra dello Stato, quella di rendere giustizia nel nome del popolo italiano - trasformate in contesti impropri, con brindisi e festeggiamenti che rischiano di apparire, agli occhi di una larga parte dei cittadini, come uno spettacolo inopportuno se non indegno". Siamo di fronte, insiste Aimi, a "un vero e proprio regolamento di conti interno alla magistratura", "un'eccitazione smodata che non si addice a chi dovrebbe avere, quali primi requisiti, quelli dell'equilibrio, della misura e del senso delle istituzioni".
"L'impressione diffusa è che sia caduta una maschera, lasciando intravedere il volto di una giustizia percepita come faziosa. La Magistratura ha il dovere di non essere di parte e assumere atteggiamenti discriminatori, in particolare, per coloro che hanno espresso opinioni difformi e che oggi non devono sentirsi esposti a pressioni, intimidazioni o dinamiche di isolamento. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni".
"Inappropriati i toni e le esternazioni di alcuni magistrati" contro la loro collega Imparato, sottolinea Giorgio Salvitti, senatore di Fratelli d'Italia e componente della Commissione Antimafia. "Quanto abbiamo visto in alcuni video poco si addice con il ruolo di giudice terzo e imparziale, caratteristiche proprie di chi amministra la giustizia in nome del popolo italiano. Alla dottoressa Imparato, vittima di uno show più da stadio che non da tribunale, la mia vicinanza e solidarietà".
"Tristezza e rammarico per i cori fatti - difende la Imparato anche Marco Cerreto, deputato di FdI -. Una brutta pagina per la professionalità di una parte sicuramente minoritaria della magistratura che non ha perso l'occasione di denigrare una collega che, liberamente e legittimamente, la pensa diversamente da loro e ha espresso le proprie idee, così come altri lo hanno fatto anche in misura più esasperate nel fronte contrario. Questa scelta di schernire una collega è una scelta impropria e inelegante, che denota quanto il livello del dibattito sia stato portato decisamente sopra le righe, andando addirittura a scandire cori da stadio ad personam. Per quanto l'euforia della vittoria sia comprensibile, non è di certo una lezione di stile".
Piena solidarietà alla Imparato anche da Eliana Longi, deputata di FdI: cori "indegni di chi dovrebbe rappresentare le istituzioni e dare l'esempio. Esporsi pubblicamente per il Sì al referendum è un diritto civile e democratico, e non può essere motivo di scherno o intimidazione. Difendere la libertà di opinione significa proteggere la dignità delle persone e delle istituzioni. Il confronto civile si costruisce con le idee, il rispetto e il dialogo, non con insulti, umiliazioni o cori offensivi".