“Non ci penso proprio a rientrare nel centrosinistra e resto ancorato al progetto di un polo riformista, un terzo polo, perché non si può far finta che le cose ci siano se non esistono”. Carlo Calenda ha chiuso le porte al campo largo. In un'intervista rilasciata al Foglio, il leader di Azione ha commentato lo scenario politico post-referendum spiegando che "l’alta partecipazione parla di un Paese che, di fronte all’estrema politicizzazione, ha votato anche sul governo e sullo sfondo di uno scenario di guerra con la sagoma di Donald Trump sovrapposta a quella di Giorgia Meloni”.
Secondo Calenda il voto è una "pietra tombale su qualsiasi riforma costituzionale, mentre noi avevamo proposto un’Assemblea costituente che potesse agire separatamente dall’agenda politica, ma niente”. Subito dopo ha consigliato a Giorgia Meloni di "evitare di buttarsi sulla legge elettorale e fare invece un provvedimento incisivo sull’energia, spendendosi per il rilancio della Nato europea e mollando Trump che è diventato per lei una liability, riprendendo piuttosto la linea virtuosa di dialogo con il cancelliere tedesco Friedrich Merz”. Sulle possibili alleanze ha ribadito che “uno va dove ha basi valoriali in comune e io come faccio ad andare con chi si oppone al riarmo europeo, con chi dice no agli aiuti all’Ucraina o con chi, in nome dell’ambiente, ci trascinerebbe verso il sottosviluppo?”.
"Azione tiene alta la bandiera di un polo riformista con l’obiettivo di convincere gli italiani che si astengono a votare per qualcosa, non contro qualcosa - ha sottolineato Calenda -. Le porte sono aperte a chi davvero vuole il rafforzamento della Ue pena la scomparsa dell’Europa stessa”. Infine ha ironizzato sul campo largo sottolineando che “l’unico autogol che può fare la sinistra oggi è mettersi a parlare di primarie da qui al 2027 e lo faranno” e ribadendo che non ha paura di correre da solo perché “il rischio fa parte della vita”.