È il diritto alla reputazione dell’indagato. E dopo giorni di tensioni e polemiche, alla fine la norma, fortemente voluta dal centrodestra, è passata. C’è da scommettere, però, che non si placheranno le tensioni tra maggioranza e opposizione perché già si parla di bavaglio e di censura alla comunicazione delle toghe.
Il succo è che il Plenum del Csm, ieri, ha approvato a maggioranza la delibera sulle nuove linee guida per l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale. Quattro i voti contrari e tre le astensioni. Per la relatrice Claudia Eccher, componente laica del Consiglio Superiore della Magistratura e relatrice della delibera, si è scritta «una pagina storica» e il Csm «ha compiuto una scelta di grande equilibrio e responsabilità, aggiornando le regole sulla comunicazione istituzionale della magistratura alla realtà del nostro tempo». Si punta a rafforzare la tutela reputazionale delle persone coinvolte nei procedimenti, dal momento che le nuove norme limitano il ricorso alle conferenze stampa e introducono l’obbligo di comunicazioni di aggiornamento sugli sviluppi dei procedimenti. Per dire: come ogni giornalista, anche il giudice se sbaglia a riportare notizie d’indagine deve essere sottoposto all’obbligo di rettifica anche in fase di indagini preliminari se cambia il quadro, tutela della reputazione degli indagati.
La discussione non è stata semplice. Dopo oltre tre ore di dibattito il plenum ha dato il via libera aggiornando il testo del 2018. Il testo della relatrice Eccher è stato approvato a maggioranza per alzata di mano con 4 voti contrari e 3 astensioni, dopo la bocciatura della richiesta di ritorno in Settima Commissione, della proposta sostitutiva presentata dal consigliere Marcello Basilico e dell’emendamento 10 del procuratore generale presso la Corte di Cassazione Pietro Gaeta.
Il testo introduce il principio della protezione reputazionale accanto a quello della presunzione di innocenza, distingue tra comunicazione iniziale, comunicazione reattiva e comunicazione di aggiornamento e rafforza la tracciabilità delle comunicazioni istituzionali. Il comunicato scritto diventa la modalità ordinaria di comunicazione degli uffici giudiziari, mentre le conferenze stampa vengono configurate come uno strumento eccezionale, utilizzabile soltanto in presenza di uno specifico interesse pubblico.
D’ora in avanti anche i magistrati dovranno fare attenzione alla diffusione delle notizie relative a indagini preliminari, misure cautelario altri atti a forte impatto reputazionale. E soprattutto dovranno tenere conto di archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, assoluzioni o altri sviluppi significativamente diversi rispetto alla notizia iniziale. Gli aggiornamenti dovranno rispettare criteri di tempestività, visibilità e proporzionalità informativa. Una novità che il vice presidente del Csm Fabio Pinelli ha spiegato così nel suo intervento. «Oggi la reputazione, una volta lesa, ha questo carattere di definitività nel tempo e che la rende un diritto fondamentale. Il punto non è quello di propendere in via definitiva per il diritto di cronaca e di informazione anziché per il diritto alla reputazione. Il punto è trovare bilanciamenti adeguati». Da qui, ha aggiunto, la necessità di una «contronarrazione» quando gli sviluppi successivi delle indagini smentiscano il quadro iniziale.
Per Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, quella di ieri è una vittoria del partito del Cav, garantista da sempre. «Le linee guida approvate dal Csm costituiscono un grande cambio di passo nella comunicazione giudiziaria a cui hanno contribuito le nostre battaglie di questi anni», ha detto l’azzurro, «perché venisse rispettata la presunzione di innocenza. «Una soddisfazione aver aperto la strada al riconoscimento da parte del Csm che una notizia giudiziaria diffusa nella fase iniziale delle indagini può produrre effetti reputazionali assai più rapidi e persistenti del successivo accertamento processuale». Per il centrosinistra, invece, si tratta di un «autobavaglio»; il partito delle toghe non ci sta. Opposizione dal consigliere togato Marcello Basilico della corrente progressista Area: «Le dichiarazioni degli esponenti di destra fuori e dentro il Consiglio danno la misura di come sia inteso il senso di questa delibera sulla comunicazione degli uffici giudiziari alla cui approvazione mi sono opposto. Abbiamo bisogno di uffici che comunichino ai cittadini le azioni giudiziarie, con sobrietà e chiarezza, e non di complicazioni normative che rendano più difficile l'informazione», ha detto. Le polemiche continuano.