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Antonio Scarpinato, ricorso respinto: la figuraccia dell'ex toga del M5s

di Adriano Talenti giovedì 18 giugno 2026

2' di lettura

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione promosso dal senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato contro la Commissione parlamentare Antimafia.

Con l’ordinanza depositata ieri, infatti, la Consulta ha stabilito che la vicenda, relativa all’utilizzo da parte della Commissione di alcune intercettazioni telefoniche e di messaggi istantanei nei quali il senatore era parte, non poteva essere sollevata singolarmente dal parlamentare, ma richiedeva l’iniziativa dell’Assemblea di appartenenza, nel caso il Senato. Secondo la Corte, la tutela delle prerogative parlamentari, quando la presunta lesione proviene da soggetti esterni alle Camere, spetta infatti in via ordinaria all’organo collegiale e non al singolo.

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Il ricorso di Scarpinato è stato quindi rigettato perché mirava a censurare la condotta della Commissione e dei suoi vertici piuttosto che la decisione del Senato di non promuovere conflitto contro la Procura o contro la stessa Commissione. Il caso ha un’evoluzione recente: nei mesi scorsi la Commissione Antimafia, durante audizioni e approfondimenti su indagini della Procura di Caltanissetta, aveva fatto circolare materiali d’inchiesta contenenti conversazioni in cui il nome del senatore ed ex magistrato antimafia ricorreva, in contesti che hanno sollevato interrogativi sui suoi rapporti con persone indagate o audite.

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Scarpinato aveva impugnato la violazione delle sue prerogative sostenendo che le intercettazioni erano state utilizzate senza l’autorizzazione del Senato. La pronuncia della Consulta ha suscitato ovviamente reazioni. I parlamentari del centrodestra che siedono in Commissione Antimafia hanno reagito con durezza: in una nota congiunta hanno definito il ricorso “una figuraccia colossale”. Il centrodestra sottolinea come sia paradossale che un ex magistrato che criticava i legami tra magistratura e carriera giudiziaria si trovi oggi a promuovere un atto che la Corte ha ritenuto improcedibile.

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Secondo parlamentari di maggioranza, Scarpinato avrebbe invece cercato di sottrarsi al confronto pubblico sulle sue presunte relazioni con soggetti indagati. La nota conclude invitando il senatore, come già fatto in passato a formalizzare la sua astensione dai lavori della Commissione quando si trattano tematiche che lo riguardano, definendolo l’unico gesto “giusto e coerente” per evitare un “palese conflitto di interessi”. Controreplica del diretto interessato: «La Corte -ha detto Scarpinato- non è entrata nel merito del mio ricorso e ha ritenuto astrattamente configurabile la lesione delle mie prerogative di parlamentare». 

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