Gli investigatori stanno scavando a ritmo serrato. Nelle memorie di tre cellulari e due “chiavette” ma soprattutto tra le righe di sette manoscritti vergati da Valter Lavitola, faccendiere, ex editore e (ex?) amico di Sigfrido Ranucci, indagato per tentata strage e associazione a delinquere di stampo mafioso in merito all’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 davanti a casa del conduttore di Report: secondo i pm sarebbe il mandante. È su questo materiale, sequestrato sabato scorso dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, che stanno lavorando per cercare di chiarire i contorni della vicenda.
Mercoledì Lavitola, nell’ufficio del procuratore capo Francesco Lo Voi, si è trincerato dietro la facoltà di non rispondere, respingendo allo stesso tempo le accuse. «Io non c’entro nulla, non so chi possa essere stato e non ho idea di chi sia il mandante», ha spiegato, dicendosi «sconvolto» perché legato da un «rapporto fraterno di amicizia» con Ranucci. Così stretto da essere stato, a detta sua, più volte a casa del giornalista, che però lo ha parzialmente smentito ricordando un’unica visita a domicilio. Sarà. A gettare ulteriori ombre sono le rivelazioni di Lavitola alla Verità a proposito di un sondaggio per testare il gradimento di un’eventuale discesa in campo politica del conduttore. «A giugno ho commissionato un sondaggio, ma purtroppo l’abbiamo dovuto fermare dopo gli arresti dei presunti esecutori dell’attentato, perché c’è stata troppa esposizione mediatica. Le domande sono state preparate da me, da Sigfrido e da due importantissimi giornalisti di cui non faccio i nomi», ha spiegato Lavitola.
IL SONDAGGIO
E Ranucci ha confermato: «Mi ha mandato da sistemare una griglia di domande che era stata scritta da altre persone. Dopodiché io non gli ho mai detto che sarei sceso in politica, anzi l’ho negato anche con un importante avvocato che poco tempo fa mi aveva contattato per propormelo». Dunque perché aiutare l’amico per qualcosa che non gli interessava? «Perché mi ha detto che l’avevano preparato altri due giornalisti importanti. Ho il messaggio conservato. Me l’ha chiesto 10.000 volte e, alla fine, l’ho fatto, ma ci ho messo parecchio tempo per completare il lavoro». Chissà. Alcune domande del questionario, pubblicate dal Domani, le trovate qui sotto. Sembrano proprio tagliate su misura. La sua...
Stando a quanto filtra, non sarebbe prevista una nuova convocazione di Ranucci in Procura per essere ascoltato come testimone. I pm puntano tutto sul materiale sequestrato a casa di Lavitola: da qui potrebbero arrivare le risposte che cercano, elementi utili alle indagini per circoscrivere il perimetro del movente, per capire cosa abbia spinto il faccendiere a far contattare tramite il suo factotum camerunense Gomes Clesio Tavares, la banda di avellinesi che ha piazzato la bomba all’esterno della villetta di Pomezia dove Sigfrido vive con la famiglia. Nei telefoni e nelle chiavette gli investigatori sperano di trovare chat e documenti rilevanti, in modo da indirizzare ancor di più le indagini. Proseguirà anche l’ascolto di nuovi testimoni.
L’obiettivo è quello di appurare se ci siano stati dei contatti tra i due (ex?) amici anche nelle settimane successive all’attentato. verificare eventuali contatti tra i due anche nelle settimane successive ai fatti. Una cosa è certa: la pista del blitz per punire Ranucci per alcune inchieste di Report pare definitivamente tramontata.
RIVELAZIONI SCOTTANTI
Il tema, nemmeno a dirlo, è molto scottante anche sul versante politico. I membri di Fratelli d’Italia della Commissione di vigilanza Rai chiedono massima chiarezza, soprattutto dopo quanto dichiarato dal direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, secondo cui chi ha problemi con Report va a pranzo nel ristorante di Lavitola: «È inquietante lo scenario che emergerebbe dalla lettura dei giornali e che racconterebbero di legami e condizionamenti tra il conduttore e Lavitola. Una circostanza su cui va fatta immediata chiarezza, perché è impensabile che una trasmissione iconica e simbolo per il Servizio pubblico possa essere influenzata in maniera così pesante». E ancora: «In particolare, lo chiediamo come Fratelli d’Italia visto che il nostro partito è stato quasi costantemente oggetto di attenzione e di attacchi da parte della trasmissione anche in periodo di par condicio. Va fatta, quindi, chiarezza sui legami tra Ranucci e Lavitola e se, come ricostruiscono i giornali, davvero bastava una parola del faccendiere per indirizzare la trasmissione Report».