Neanche il tempo di varcare la soglia del carcere milanese di Bollate che Mario Roggero è stato nuovamente rapinato. L’avvocato dei parenti dei rapinatori uccisi dal gioielliere ha infatti fatto sapere che sta per partire la richiesta di pignoramento per i beni della famiglia Roggero per un ammontare di oltre settecentomila euro come da indennizzo stabilito dal tribunale. Una cifra enorme, ben distante per eccesso - come documentiamo oggi su questo giornale - da quelle che normalmente vengono riconosciute se la vittima non è l’aggressore ma l’aggredito. La rapina in corso è di una strana fattispecie, quella di una “associazione mista privato-Stato” frutto di un accordo tra i parenti di due criminali e dei magistrati. Per quello che ne so normalmente si calcola il danno alle famiglie soprattutto in base al mancato reddito che il defunto avrebbe potuto guadagnare nel corso della vita lavorativa, da qui il fatto che la morte di un impiegato economicamente vale meno di quella di un grande manager.
Evidentemente, dopo aver stabilito la loro abilità professionale, i magistrati hanno concluso che in carriera, colpo dopo colpo, i due rapinatori avrebbero potuto portare a casa quella montagna di soldi che ora sono sul groppone dell’orefice. Forse sto semplificando troppo ma non siamo lontani da una realtà che mette paura, tanto che di recente il governo Meloni ha stabilito - ma essendo le norme non retroattive non vale per Roggero - che chi subisce un danno nell’esercizio di una attività criminale non ha diritto a chiedere alcun risarcimento. Chi sceglie la via criminale non è che perde i diritti fondamentali, questo è un principio che sta alla base della nostra civiltà.
Ma alcuni diritti sì, e l’indennizzo per eventuali incidenti sul lavoro deve essere uno di questi. Ovvio che le famiglie dei caduti nell’esercizio del dovere criminale non accettino questo banale concetto, non si pentono che uno di loro volutamente faceva del male a qualcuno per interesse economico bensì prendono atto che il congiunto non è riuscito a farlo bene per colpa di terzi e che quindi questi ne debbano rispondere in solido. Siamo ben lontani dal concetto di giustizia giusta, uno Stato serio non dovrebbe per nessun motivo rapinare un rapinato.