Alla fine su Sigfrido Ranucci interviene, non senza imbarazzi, anche l'Anm. E lo fa per bocca di Giuseppe Tango, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe. Chiamato in causa qualche ora fa da Natalia Ceccarelli, giudice della Corte d'Appello di Napoli. Intervistata dal Corriere della Sera, aveva polemicamente ricordato ai colleghi che il giornalista di Report, dopo l'attentato subito lo scorso autunno, "era stato portato in trionfo come fosse la Madonna pellegrina" nel pieno della campagna elettorale sul referendum sulla giustizia, anche in funzione anti-governo. E che proprio per quello, alla luce di quanto emerso su quella bomba (il mandante è stato Valter Lavitola, faccendiere molto chiacchierato e amico fidato di Ranucci) oggi qualcuno nell'Associazione dei magistrati dovrebbe chiedere scusa.
"I magistrati presenti all'assemblea" dell'Anm "dell'ottobre scorso hanno spontaneamente tributato un applauso a una persona, a un giornalista che qualche giorno prima era stato vittima di un attentato con un'esplosione di una bomba sotto la propria abitazione, replica Tango. Un gesto quindi di solidarietà e di vicinanza quantomeno dovuto in quel contesto. E ricordo i tanti attestati di solidarietà bipartisan, di politici di ogni schieramento, inclusa la presidente del Consiglio", puntualizza sempre il presidente dell'Anm al Tg1, citando Giorgia Meloni.
"C'è un'indagine in corso, ci sono tanti elementi ancora da chiarire, ci sono magistrati che se ne stanno occupando e stanno lavorando con grandissima professionalità a questo caso, e avrebbero bisogno di tempo e serenità; e di certo le strumentalizzazioni non giocano in tal senso", ha aggiunto Tango. Tuttavia, è stato lo stesso Ranucci negli ultimi giorni ad aprire un nuovo fronte, che si è aggiunto a quello dell'inchiesta di per sé già piuttosto spinoso se non imbarazzante. Il giornalista ha infatti paragonato se stesso a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due icone della magistratura anti-mafia uccise da Cosa Nostra. Ed è qui che Tango sembra prendere le distanze da Sigfrido.
"Falcone e Borsellino sono figure eccezionali, esempi di grandi uomini e magistrati, per certi versi irraggiungibili per chiunque. In tanti purtroppo, anche in tempi recenti, provano a tirarli per la giacchetta e ciò è avvenuto anche durante la campagna referendaria. Ed è sempre sbagliato farlo". Lo scorso 12 agosto Ranucci sottolineava di aver "imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza".