Ilaria Salis non si smentisce mai. Ed ecco che nella mattinata di domenica si è presentata davanti al centro sociale Lambretta di Milano. Con lei alcuni consiglieri comunali del Pd milanese. L'obiettivo? Contrastare un presidio della Lega con Matteo Salvini e Silvia Sardone per chiedere lo sgombero. Ma in mezzo ai manifestanti sventolava anche la bandiera dei partigiani titini: il Tricolore con la stella rossa centrale, simbolo di tirannia e violenza.
L'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra italiana non ha condannato subito l'episodio e non ha preso neppure le distanze da quella bandiera. Eppure quanto accaduto non è passato inosservato all'Unione degli istriani che sui social scrive: "La Salis con gli Antifa è quanto di più scontato si possa vedere in una fotografia; la novità sta nella bandiera garibaldina esibita della europarlamentare di AvS al centro sociale Lambretta a Milano, uno dei tanti illegali ancora da sgomberare". E ancora: "Siamo peraltro sicuri che questa ragazza - impegnata a cercare di espropriare gli italiani possessori di case sfitte, robe da matti! - nemmeno si rende conto di cosa quello straccio voglia dire e tanto meno, quindi, quello che hanno fatto a noi giuliano dalmati, prima e dopo Porzûs, e prima e dopo il maggio 1945, i portatori di quel malefico vessillo. Questo è il livello delle nuove forze della sinistra italiana".
Immediata la reazione di Fratelli d'Italia. Gianni Berrino è intervenuto sulla vicenda ricordando che il regime di Tito "fu responsabile di repressioni, persecuzioni e violenze che hanno lasciato una ferita profonda nella storia italiana. Una ferita che ha il nome delle foibe, delle deportazioni e dell’esodo di migliaia di italiani costretti ad abbandonare la propria terra". Le e vittime delle foibe, ha ricordato il senatore, "non possono essere dimenticate, né la loro sofferenza può essere subordinata alle convenienze ideologiche, come troppo spesso fa la sinistra italiana. Dietro quei nomi ci sono uomini, donne e famiglie, vite spezzate e una tragedia che merita rispetto, verità e memoria. Come si può condannare una dittatura e, allo stesso tempo, esibire simboli che richiamano una tradizione legata anche a un regime responsabile di tanta sofferenza?".