Ancora lui. Antonio Di Pietro torna alla Camera e viene avvistato a pranzo con Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Alessandro Colucci, deputato di Noi Moderati, e Ignazio Messina, vicepresidente Anci nonché segretario di Italia dei Valori, partito di cui l’ex pm di Mani Pulite è stato fondatore quando ha deciso di mollare la toga e darsi alla politica.
Ora, qualcuno direbbe: che c’azzecca l’ex uomo immagine del pool di Milano con Fdi e l’elezione dei membri laici del Csm? Tonino è in corsa, i posti sono solo dieci ma lui si è speso molto come testimonial del sì al referendum, ha gli attributi e le competenze, e sorvoliamo sul referendum perduto.
La questione ora è politica. E rischia però di creare tensioni nel centrodestra, visto che per i meloniani Di Pietro è un profilo spendibile per Palazzo Bachelet, va preso in seria considerazione, mentre per Forza Italia è la negazione del garantismo e si sa quanto la truppa berlusconiana abbia a cuore il tema della giustizia. Lo mettono nero su bianco in una nota congiunta i due capigruppo di Camera e Senato, Enrico Costa e Stefania Craxi: «Forza Italia non voterà Antonio Di Pietro quale membro del Csm. Non è una questione nominale, ma di principio», si legge.
«La storia di Di Pietro, simbolo di una stagione in cui la giustizia si è fatta strumento di lotta politica e la gogna mediatica ha preso il posto del giusto processo, facendo strame del diritto, è incompatibile con l’organo chiamato a garantire l’autonomia, l’equilibrio e la terzietà della magistratura. Noi siamo e restiamo garantisti e non possiamo affidare il governo autonomo dei magistrati a chi ha incarnato l’esatto contrario». E se gli alleati di governo speravano di trattare sul punto, gli azzurri sono lapidari: «Non ci sono margini di trattativa». Fi ha in mente altri nomi. Tuttavia, oggi, alla prima votazione del Parlamento in seduta comune, il centrodestra voterà scheda bianca, mentre l’opposizione si augura «niente scippi» al Consiglio Superiore.
Comunque vada, Di Pietro è sceso dal trattore ed è a tutti gli effetti rientrato nel Palazzo. La prova è che al pranzo di ieri con i Moderati di Maurizio Lupi si è parlato di rilanciare la federazione siglata nel 2024 tra Idv e Nm. L’obiettivo è superare la soglia di sbarramento alle Politiche del prossimo anno. Un lavoro comune per dare maggiore voce e rappresentanza ai civici e agli amministratori locali nelle istituzioni nazionali. «Siamo aperti a tutte le forze politiche purché ci sia accordo sui contenuti», ha detto Colucci.