Il passato che non passa e la verità che arriva, forse, a passi lentissimi. Le cronache giudiziarie sono diventate come serie tv dove la parola fine non appare perché ogni volta inizia una nuova stagione. Ieri la riapertura dell’inchiesta per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, 51 anni dopo. Il caso di David Rossi, capo della comunicazione Mps, precipitato dalla finestra e archiviato due volte come suicidio è stato riaperto con un fascicolo per omicidio.
La Procura di Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione per Ustica, strage del 1980, dopo la disponibilità della Francia a collaborare. Poi c’è Garlasco, di cui sapete: un condannato sta finendo di scontare la pena e una Procura, quella di Pavia, indica un altro assassino. Il caso Mollicone, invece, non si è ancora chiuso: dopo 25 anni è in corso il processo d’Appello bis. Non vogliamo negare giustizia alle vittime, il punto è che una giustizia che riapre tutto è una giustizia che non chiude nulla. Bisognerebbe riaprire meno, indagare meglio e giudicare in via definitiva. Una sola volta, ma bene. Mentre si riaprono i cold case, quelli caldi diventano prima tiepidi e poi anch’essi cold.