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Franco Bechis: Pensano ai migranti e dimenticano i terremotati di Amatrice

di Maria Pezzi domenica 3 febbraio 2019

4' di lettura

Per una decina di giorni l' intero sistema di informazione italiano è stato concentrato sulle vicende di uno yacht trasformato in traghetto olandese con a bordo 47 migranti. Da mesi invece decine di migliaia di italiani nel mezzo di un dramma infinito come quello dei terremotati del centro Italia sono sostanzialmente abbandonati a se stessi e dimenticati dal resto di Italia. Si può ben capire lo sfogo che l' altra sera ha avuto in tv il sindaco attuale di Amatrice, Filippo Palombini. E ancora di più l' amarezza e ormai la totale sfiducia nelle istituzioni che unisce popolazioni entrate nel terzo anno di emergenza e che in questo tempo al massimo hanno trovato riparo sotto un tetto provvisorio in molti casi pericolante dai primi giorni e non in grado di resistere negli anni. In questo tempo hanno visto sfilare come beffa in passerella fra le loro macerie tre presidenti del Consiglio (Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte), tre commissari straordinari (Vasco Errani, Paola De Micheli e Piero Farabollini) e una sfilza infinita di politici delegati ad occuparsene (l' ultimo e attuale è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vito Crimi). Una sfilza di comizi, di rassicurazioni, di promesse che «adesso si parte» a cui non è seguito né con il primo né con il secondo né con il terzo governo assolutamente nulla. Anzi, in qualche caso passando dall' uno all' altro sono saltati dalla padella alla brace. E in gran parte si sono stufati di attendere qualcosa che non arrivava, trasferendosi grazie all' aiuto di parenti in altri paesi lontani dalle zone terremotate e provando a ricostruirsi così una vita, visto che nella propria terra di ricostruzione non si è vista traccia in tutto questo tempo e probabilmente non se ne vedrà quasi mai. Per approfondire leggi anche: Soldi a cani e porci, ma non ai terremotati Emergenza senza fine - A dire il vero con l' ingresso nel terzo anno di emergenza manco è finita in gran parte del territorio la fase dello sgombero delle macerie, e un tempo così lungo per una fase che deve essere quella dell' immediato post terremoto francamente non si ricordava. Ci sono macerie ancora ad Amatrice, ce ne è ancora un terzo ad Arquata, di più ancora a Pescara del Tronto ed Accumoli, e un pizzico meglio va in Umbria, dove però la distruzione delle scosse è stata molto più limitata e le cose sono assai diverse fra comune e comune (Norcia in fase più avanzata, Castelluccio è sostanzialmente un rudere disabitato, un paese fantasma). Le casette provvisorie, le Sae (soluzioni abitative di emergenza) solo dopo lungo tempo hanno dato riparo alla maggioranza delle famiglie terremotate con la costruzione di borghi e isole messe su un po' a casaccio e in non pochi casi sia nel Lazio che nelle Marche con una urbanizzazione non pensata e realizzata alla carlona. Anche i materiali con cui erano costruite quelle casette di fortuna che per stessa dichiarazione del costruttore non possono resistere più di un lustro si sono rivelati del tutto inadatti all' insediamento in aree dove gli inverni sono assai rigidi. Così ogni giorno si viene a sapere di caldaie e tubature ghiacciate e di piccoli incidenti domestici per la scarsa tenuta delle strutture di quei ricoveri. Tutto fermo - La parola più lontana dalla vita di quelle comunità e quella che al terzo anno immagineresti in primissimo piano: «ricostruzione». Non una sola gru si è alzata nel cielo di Amatrice per porre le prime pietre del futuro, non un immobile distrutto è stato rimesso in piedi, non una sola procedura su questa strada è stata avviata. E a dire il vero anche pochi soldi nonostante i mille annunci si sono riversati su quelle povere aree (prima emergenza a parte). Anche il fondo europeo che è stato il primo finanziatore reale (da lì viene oltre il 70% delle risorse complessivamente spese dopo il 2016) è stato in più di un caso utilizzato in modo assai discutibile per finanziare opere improprie (tipo le piste ciclabili) in aree ben lontane dal cratere. Lo Stato italiano è grande assente perfino in quello che dovrebbe essere il suo primo compito: mettere in sicurezza almeno i beni culturali che il terremoto non ha buttato giù per recuperarli alla collettività e al turismo (una delle poche risorse economiche in queste zone). Nella sola parte laziale del cratere sono state messe in sicurezza 80 chiese, ma di queste 50 per intervento diretto della diocesi di Rieti, solo 15 per intervento del ministero dei Beni culturali e altre 15 ad opera dei comuni coinvolti. E parliamo di banale messa in sicurezza per evitare ulteriori crolli e la perdita del bene culturale. Se è possibile negli ultimi mesi tutto si è ulteriormente rallentato nella più totale confusione. Un po' per l' ennesimo passaggio delle consegne con il nuovo governo, un po' per la scarsa esperienza di chi dovrebbe coordinare tutto. Basti pensare alla vicenda del nuovo ospedale di Amatrice. Finanziato dal governo tedesco, con i bandi di gara fatti, tutte le procedure burocratiche svolte, e i timbri di legalità dell' Anac apposti. Al momento di portare lì la fatidica gru, il nuovo commissario Farabollini ha deciso prima di Natale di bloccare tutto. L' ha motivato dicendo che i tedeschi non approvavano la location del nuovo ospedale. O almeno così aveva capito. Perché ora si è verificato con i tedeschi e a loro la cosa andava benissimo. Ma la gru ancora non c' è. di Franco Bechis

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