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Immigrazione, la Cassazione: "Niente espulsione per il marocchino che ha picchiato la moglie"

di Giulio Bucchi domenica 17 dicembre 2017

2' di lettura

Non è automatica l'espulsione di uno straniero condannato per maltrattamenti ai danni della propria moglie. La sesta sezione penale della Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un cittadino marocchino, residente nel nostro Paese, condannato a 3 anni di reclusione per maltrattamenti e lesioni personali alla coniuge, che contestava anche l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio italiano emessa dal giudice nel suoi confronti. La Suprema Corte ha confermato la condanna inflitta all'imputato, sottolineando la "reiterazione delle condotte vessatorie e violente, sia di tipo fisico che verbale"raccontate dalla moglie con "numerosi ed univoci elementi di riscontro esterno", tra cui documenti di pronto soccorso dove era stata riscontrata sulla donna una contusione cranica con ematoma, nonché contusioni addominali quando si trovava alla 32esima settimana di gravidanza, dopo un'aggressione da parte del marito accertata dai Carabinieri. La donna, secondo la ricostruzione dei giudici del merito, era inoltre costretta a vivere in un "sostanziale stato di isolamento rispetto alla realtà esterna" e in una "situazione di costante assoggettamento e umiliazione" subendo fin dall'inizio del matrimonio "insulti, percosse e minacce, finanche - ricorda la Cassazione - di rimandarla nel Paese d'origine e di portarle via la figlia". I giudici di piazza Cavour hanno però accolto il punto del ricorso dello straniero relativo all'espulsione dall'Italia una volta espiata la pena: "L'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, nel caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a 2 anni - osserva la Corte - costituisce una misura di sicurezza personale di carattere facoltativo applicabile dal giudice solo nel caso in cui, con logica e congrua motivazione, abbia verificato la sussistenza in concreto della attualità della pericolosità sociale". Motivazione di cui, nel caso in esame, risulta carente, osserva la Cassazione, la sentenza impugnata. Per questo, i giudici della Corte d'Appello di Milano dovranno ripronunciarsi sull'applicazione della misura di sicurezza.

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