Sangue

Omicidio Franco Colleoni, il figlio Francesco: "L'ultimo litigio per due lampioncini rotti", per l'omicidio dell'ex leghista

Rapporti deteriorati e litigi continui. Sarebbero questi i motivi che hanno spinto il figlio minore di Franco Colleoni, il 34enne Francesco, a uccidere il padre senza pietà. L’ex segretario provinciale della Lega di Bergamo, 68 anni, è stato trovato senza vita e col cranio sfondato nel cortile di casa sua a Dalmine sabato scorso, il 2 gennaio. E a dare l’allarme è stato proprio il suo assassino, che nelle ore successive all’omicidio ha anche messo a soqquadro la casa del padre per inscenare un tentativo di furto finito male. Poi, è stato lui stesso ad ammettere di aver ucciso il padre durante un lungo interrogatorio, senza però “mostrare segni di pentimento”, come hanno spiegato i carabinieri. I rapporti tra Franco e Francesco erano logorati da continui litigi e l’ultimo, innescato da due lampioncini rotti e non riparati, è stato fatale. Il giovane, secondo una prima ricostruzione, ha prima picchiato il padre e poi gli ha sbattuto la testa contro una pietra. Come racconta il Corriere della Sera, Colleoni non aveva un carattere semplice e spesso a farne le spese sono stati i suoi due figli, Francesco e Federico, che a lungo hanno lavorato con lui nella trattoria “Il Carroccio”, tappezzata di simboli leghisti.

 

 

 

Con il primogenito, Federico, 39 anni, i rapporti si sono rovinati subito, tant’è che il giovane – dopo un breve periodo di lavoro nella trattoria di famiglia – aveva preferito lasciare Dalmine e trasferirsi in Australia. E quando aveva fatto ritorno in Italia, aveva comunque deciso di non andare a vivere con la sua famiglia, preferendo un’altra casa vicina. Invece i rapporti tra Colleoni e il figlio minore, soprannominato “Checco”, sembravano essere migliori. Tanto che quando, alcuni anni fa, “Il Carroccio” si era trovato senza cuoco, il padre aveva chiesto a Francesco di occuparsene. Ma – come raccontato da un amico della vittima - il rapporto con i figli è sempre stato autoritario, fatto di continui rimproveri e umiliazioni anche davanti ad estranei, e pare che in qualche occasione Franco Colleoni avrebbe anche alzato le mani.