Quel che non torna

Sabrina Quareisma, sesso in auto con lo studente? "Se è stato costretto...", voci di corridoio al liceo

Tiziana Lapelosa

No. Non finirà come nella favola ancora viva tra Emmanuel Macron e Brigitte Marie-Claude Trogneux. Quando lui, 17 anni, studente ansioso di diventare uomo, incrociò lo sguardo della sua professoressa di letteratura, che di anni ne aveva 34 ed era bellissima ed era intelligente ed era sposata con un medico e aveva tre figli e una vita perfetta, si disse e disse a tutti «Io la sposerò». E così è stato. Vent' anni dopo. La cornice di quella che aveva tutti i contorni di una infatuazione giovanile per la prof (o il prof, chi non l'ha avuta?) era il liceo gesuita "La Providence" che si trova ad Amiens, 140mila abitanti a nord della Francia.

 

 

 


No. Non finirà così tra lo studente 19enne e la preside che fino a qualche giorno fa vivevano una vita tranquilla tra le aule del liceo "Eugenio Montale" di Roma, l'uno a seguir lezioni, l'altra a organizzar giornate scolastiche. Fino a che qualcuno non ha rotto l'incantesimo con una soffiata all'Ufficio scolastico regionale che ha portato la vita privata di lei sulla bocca di tutti, ma non quella di lui che, al pari di un minore, pare abbia goduto di una certa discrezionalità (l'articolo di Giordano Tedoldi, in questa pagina, è piuttosto esplicativo su questo punto). Sappiamo che non finirà come per Macron e Brigitte perché l'uomo che sarebbe diventato il futuro presidente della Francia ha dovuto aspettare due decadi prima di poter baciare la futura moglie, che nel frattempo si era separata dal marito. Invece qui è tutta un'altra storia: lui che assicura l'esistenza di una relazione con tanto di messaggi conservati sul telefonino a riprova di un incontro consumato in auto e della difficoltà a staccarsi da lei; lei che nega, certa di essere vittima di un complotto, certa di avere un marito meraviglioso e di essere così bella con l'aggravante che «qualcuno possa pensare male».
 

 

CHISSENEFREGA - Di quello che c'è stato tra i due non ci interessa. Cosa si siano detti, cosa abbiano fatto, dovrebbe rimanere tra di loro o almeno così farebbe presupporre un comportamento elegante. Sarebbe interessante, invece, capire se la preside in questione, che di nome fa Sabrina, è brava o meno nel suo lavoro, se il corpo docente la rispetta o meno. e così gli alunni. Gli ispettori del ministero dell'Istruzione, intanto, stanno indagando sull'accaduto. E la preside, che tanto ha faticato per raggiungere la posizione che occupa, potrebbe essere addirittura licenziata.

 

 

 

 

GIUSTIZIA - È giusto punire una persona magari capace? E se avesse ragione lei nel parlare di complotto? Visto che lei, in quel liceo, qualcosa ha provato a cambiare. Gli alunni e molti genitori sono dalla sua parte. «Lui è maggiorenne, non mi interessa che sia successo veramente o meno. Non mi piace tutto questo. Sono cose private, doveva essere risolto all'interno dell'ambito scolastico, tra le quattro mura», dice una mamma all'Ansa, certa che «una dirigente deve mantenere il suo ruolo ma io solidarizzo con le donne. Inoltre le chiacchiere ci metti poco a farle girare». «Se il ragazzo è stato costretto a parlare, allora viene il dubbio che ci sia una regia dietro», dice un'altra mamma. E gli studenti? Mentre il "collettivo" protegge la privacy del maggiorenne coinvolto e chiede il licenziamento della preside («Se i fatti saranno confermati doveva dare l'esempio», dicono. E perché, lui no?), altri vanno oltre le chiacchiere. E se ne fregano preoccupandosi piuttosto del polverone mediatico che sta travolgendo l'istituto. Un conto è essere sulla bocca di tutti perché in quelle aule ci ha studiato Damiano dei Maneskin, altro è essere travolti in uno scandalo a luci rosse. «Sono grandi e fanno come gli pare», «non è giusto che a pagare sia solo lei», sono i pensieri che accomunano più o meno quanti non la pensano come il collettivo.

 

 

 

 

E le voci, questa volta davvero di corridoio, che passano di bocca in bocca da studente a studente, ci informano che il ragazzo in questione, prossimo alla Maturità, sia pentito e amareggiato per il fatto che questa storia sia saltata fuori. Quindi no. Non siamo di fronte alla favola francese con l'alunno innamorato perso della prof-preside e pronto ad aspettarla per incoronarla all'altare. Non è amore questo. È forse una esperienza post adolescenziale per lui, la certezza di sentirsi desiderata per lei (ammesso e non concesso che qualcosa ci sia stato). Insomma, uno sbaglio. Forse troppo piccolo da far pagare con un licenziamento.