Il giallo

Capri, il costumista di Sorrentino morto ai Faraglioni: un drammatico sospetto

Si fa sempre più intricata la vicenda che riguarda la morte di Luca Canfora, il costumista del premio Oscar Paolo Sorrentino. Una tragedia che ha sconvolto tutto il cinema italiano e che presenta contorni non ancora definiti. Come riportato da La Stampa, i segni rinvenuti sul cadavere lasciano aperte tutte le ipotesi del caso: incidente, aggressionesuicidio. Ma solo i risultati dell'autopsia, le verifiche sul suo smartphone e i filmati degli impianti di sorveglianza potranno forse chiarire ogni dubbio.

Canfora era da tempo uno dei principali collaboratori del regista napoletano. Si trovava a Faraglioni proprio per le riprese del nuovo film - titolo provvisorio: L'apparato umanodel premio Oscar. E dopo le scene girate a Napoli erano in programma altri ciak a Capri, nella zona di via Krupp e dei Giardini di Augusto. Il costumista e Sorrentino erano amici di lunga data. Il regista, incalzato dalle domande dei cronisti, ha preferito non rilasciare dichiarazioni perché "ancora incredulo e molto addolorato".

 

 

In attesa dell'esito dell'autopsia e degli altri riscontri, gli investigatori stanno cercando di comprendere quale sia l'origine delle ferite rinvenute sul cadavere di Canfora. A prima vista i danni potrebbero far pensare a un'aggressione violenta. Non è da escludere neanche l'ipotesi di un incidente, anche se sarà necessario comprendere perché il costumista si trovasse sugli scogli, una zona considerata molto pericolosa.

Ma con il trascorrere delle ore ha preso sempre più corpo una terza pista: quella del gesto volontario. Un disagio psicologico, quello del costumista, corroborato anche da alcuni messaggi inviati ad amici. "Va via tutto, anche la speranza di rivederti. La tua storia - scriveva Canfora - libera scelta, fino al suo epilogo insegna i limiti della sensibilità umana, che ha ceduto, la tua, la nostra, di fronte all'indifferenza del mondo intero. Noi tutti sapevamo e siamo rimasti indifferenti, presi dalle nostre misere vite".