Spesa libera

Occhio alle chiamate truffa per i contratti dell'energia

Attilio Barbieri

Una mattinata di mezzo inverno. Scena: il soggiorno di casa mia. Sono al computer in attesa di ricevere alcune email di lavoro. Arriva invece una telefonata da un cellulare. Una app che ho installato per filtrare le chiamate moleste mi avverte: «Possibile spam». Decido di rispondere lo stesso. Dall’altra parte c’è un sistema automatico che mi chiede se desideri ricevere informazioni sulla fornitura di energia elettrica a condizioni vantaggiose. In questo caso devo premere il tasto “3” del cellulare. Lo faccio e vengo messo in comunicazione con una operatrice in carne e ossa. Rosy, così si presenta, qualificandosi come addetta di Enel Energia, proprio il mio fornitore.

Bastano poche battute, però, per farmi sorgere qualche dubbio: Rosy non sa nulla della mia utenza, Non conosce il mio codice cliente, non ha il mio indirizzo e chiede a me la data il cui ho sottoscritto il contratto di fornitura con Enel Energia. Non sa a quanto ammonti l’ultima fattura che ho ricevuto e neppure il costo al kilowattora praticatomi dal gestore (questo però non lo conosco neppure io, ma è un altro discorso). Se fosse davvero un’incaricata Enel questi dati li dovrebbe avere tutti. Ma non è così.

 

 

Poche battute e mi propone due fornitori alternativi a Enel. Uno lo conosco bene: Eni Plenitude. Nel frattempo Rosy mi manda sul cellulare un messaggio Whatsapp, da un account business (numero fisso, prefisso “06”, dunque Roma) sul quale mi invita a inviare le scansioni di carta d’identità e codice fiscale. E qui scatta il vero segnale d’allarme: carta d’identità e codice fiscale sono le prede più ambite da chiunque voglia ghermire l’adesione del malcapitato all’acquisto di servizi o prodotti non richiesti.

POSTA CERTIFICATA - Infine Rosy mi chiede una casella email su cui inviare la proposta commerciale. E io le do la mia casella di Posta elettronica certificata, la Pec. La telefonata finisce a quel punto. La sedicente incaricata Enel Energia che mi propone un contratto con Eni Plenitude, in realtà mi richiamerà ancora e mi manderà altri messaggi su Whatsapp, nel tentativo di acquisire i miei documenti, ma il momento magico (per lei, almeno) era sfumato. Né io ho ricevuto nulla sulla Pec. A questo punto, però, mi sorge un dubbio: chi è davvero Rosy? A nome di chi mi ha chiamato? E cosa voleva fare dei miei documenti? Così decido di approfondire. Prendo contatto con gli uffici stampa di Enel Energia ed Eni Plenitude, ai quali giro un resoconto sintetico della conversazione che ho sostenuto, assieme alle schermate dei numeri da cui ho ricevuto la telefonata e i messaggi Whatsapp.

 

 

Le due società mi informano di aver avviato subito le verifiche del caso. Enel chiede il dettaglio di alcune schermate ed Eni mi invia una puntualizzazione scritta: «In merito al caso segnalato, Plenitude precisa che non si tratta di un’attività commerciale riconducibile all’azienda, in quanto il numero di telefono dal quale ha chiamato l’operatore non è tra quelli autorizzati dalla società. Plenitude sottolinea inoltre che tali modalità di contatto appaiono in netto contrasto con quanto indicato dalle proprie policy di vendita».

VIGILANZA EUROPEA - Ma non è finita qui. Nella stessa mattinata di mercoledì scorso ricevo un’ulteriore chiamata. Prefisso “06”, numero telefonico diverso dai precedenti. Una voce femminile con una marcata inflessione straniera si qualifica come incaricata dell’Autorità di vigilanza finanziaria europea (inesistente con questa denominazione) e mi informa che è disponibile presso una banca dell’Eurosistema una somma a me intestata di cui soltanto io posso reclamare la titolarità, ma è necessario avviare un iter che comporta la sottoscrizione di una delega da parte mia. Nel frattempo però si era fatto tardi e dovevo partire alla volta della redazione. Così decido di qualificarmi per quello che sono, un giornalista. Dall’altro capo della linea sento un “click”. Telefonata finita. Somma inesistente sfumata, ma soprattutto (nuova) truffa evitata.