Racket della carità

Torino, falsi mendicante col cane: degrado e vergogna, da dove arrivano gli animali

Simona Pletto

Cani sdraiati su coperte luride accanto a ciotole di cibo, tenuti al freddo o sotto al solleone. Alcuni addirittura drogati per farli stare fermi lì, seduti, accanto al finto clochard di turno che li sfruttava per intenerire i passanti e ottenere denaro da spartire poi con un vero e proprio racket dell’elemosina. Un giro di affari, quello appena scoperto, che fruttava in media 30mila euro a settimana. Ogni 15 giorni circa un furgone, guidato da un complice romeno, si occupava di trasportare dalla città di Piscolt (Romania) a Torino e viceversa, i “mendicanti” e i cani che avrebbero dato il cambio agli altri di ritorno in Romania, innescando una sorta di ricambio continuo di persone e animali tale da non destare sospetti.

 

 

L’organizzazione dell’Est che gestiva i “pendolari clochard” a cui assegnava i cani, è stata scoperta dalla polizia locale, che ha identificato e denunciato per vari reati, tra cui il maltrattamento di animali, venti persone. Cinque gli indagati considerati i “mandanti” dell’accattonaggio pendolare; due le denunce per il reato di organizzazione di accattonaggio in concorso. I cani, meticci di taglia piccola e media, venivano “noleggiati” in un allevamento di Piscolt ed erano quasi tutti controllati dallo stesso veterinario romeno finito anch’egli nei guai. Altri avevano i documenti contraffatti. Il business della carità a quattro zampe concentrato nel cuore del capoluogo piemontese rendeva tra i 600 e gli 800 euro alla settimana per ogni pseudo mendicante, quasi tutti romeni di mezza età e spesso disoccupati a casa loro, pronti a pagare agli organizzatori 1.600 euro per il viaggio in Italia.

 


«La nostra lotta contro il racket dei clochard è iniziata oltre un anno e mezzo fa», rivendica Pierlucio Firrao, vice capogruppo di Torino Bellissima (centro destra). «Devo dire che, oltre alle indagini della polizia Municipale, è stata utile la collaborazione dei commercianti – aggiunge il consigliere d’opposizione -. Io ho raccolto video, foto e testimonianze, per denunciare questo sistema che lucrava sulle spalle di animali e a volte anche di persone. Qualcuno di questi mendicanti ha ammesso di guadagnare poco o nulla in Romania, e di aver accettato questo tipo di lavoro che durava un paio di mesi per riuscire a mangiare. Uno mi ha confidato di guadagnare 150 euro al giorno con il cane, 50 invece senza». Firrao tempo fa ha chiesto cambiare il regolamento comunale affinché ogni clochard possa chiedere l’elemosina con un cane ma a patto che Fido sia di sua proprietà, provata dal microchip. «Alcuni mendicanti diciamo veri – conclude -, trattano bene i propri cani. Questo metodo eviterebbe lo sfruttamento da parte del racket come abbiamo visto a Torino, città dove peraltro nel 2023, sempre in centro, sono stati sequestrati ben 14 cani drogati. Vengono sedati così non scappano».

 


Buona parte degli animali, utilizzati per impietosire i passanti, sono stati sequestrati e affidati al canile municipale. L’inchiesta a Torino è partita nel dicembre 2022, quando due persone sono state segnalate all’autorità giudiziaria per contraffazione di passaporti e libretti sanitari di cani utilizzati per chiedere l’elemosina nelle vie del centro di Torino. Così si è scoperto il giro dei mendicanti su e giù dalla Romania. Molti di loro erano addirittura pronti a vendere il cane da “comparsa” ai passanti inteneriti, dietro a un compenso non inferiore a 200 euro. Il caso di Torino non è purtroppo isolato.

 

«In Italia sono migliaia i medicanti che sfruttano i cani a scopo di lucro e che li trattano male, li sedano persino», confida Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi). «Ma, va detto, ve ne sono anche tanti che amano il proprio amico a quattro zampe e che rinunciano a un pezzo di pane per darlo al proprio cane. Io vivo a Cecina, dove proprio ieri ne ho visto uno davanti a un supermercato. Nel mio Comune, come in tanti altri enti italiani, è vietato chiedere l’elemosina con i cani. Ma sa com’è: il cane sta lì, uno passa e offre denaro al proprietario. Ripeto, altra cosa è il racket dell’Est. Una volta si usavano le scimmie, poi si è passati ai gatti, ai pappagallini, ora ai cani. Occorre dunque regolarizzare la cosa, magari aiutare i veri clochard ad avere un microchip intestato». Da Bologna a Roma, da Trento a Verona fino a Milano: il racket dei pendolari dell’elemosina non risparmia soprattutto le grandi città. Già due anni fa l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) denunciava un traffico illegale di cuccioli provenienti dall’Est e dati ai clochard per chiedere l’elemosina. In molti Comuni, comunque, è consentito mendicare con Fido, salvo che non sia denutrito o maltrattato. Pena il sequestro del cane. In altri rarissimi casi, la sanzione è pari a 300 euro. Spiccioli per il racket dell’elemosina.