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La crociata per salvare le donne prosperose da fisco e mal di schiena: "Via l'Iva dai reggiseni"

Costanza Cavalli
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Nella selva di proteste, doglianze, appelli, reclami, slogan, grida, diritti (sempre negati), una nuova richiesta è stata attribuita alle femministe inglesi: togliete l’Iva dai reggiseni. «Coloro che indossano un reggiseno taglia D o superiore (indicativamente dalla quarta in su, ndr) soffrono spesso di mal di schiena, lamentano dolori alle spalle o al collo, proprio a causa del peso del seno» – questa è la tesi. Da qui: «Indossare un reggiseno di buona qualità e ben aderente (quindi più costruito e più costoso, ndr) potrebbe alleviare alcuni di questi dolori e indolenzimenti e potrebbe diminuire problemi muscoloscheletrici, che di solito causano numerose assenze sul lavoro». Conclusione: «L’imposizione dell’Iva sui reggiseni colpisce in modo sproporzionato le donne. Tassare i reggiseni potrebbe essere considerato discriminatorio ai sensi dell’Equality Act 2010 (legge antidiscriminazione che tutela le persone per età, razza, disabilità, sesso, orientamento sessuale, religione, maternità, sul posto di lavoro e nella società, ndr)».

 

 

Dicevamo «è stata attribuita» perché in realtà dove non sono arrivate le femministe si sono spinti... i radiologi. La Società di Radiologia britannica, che si riunirà per la conferenza annuale, una tre giorni a Leeds, scenderà in campo perché con i décolleté generosi lo Stato sia altrettanto generoso. D’altronde, sostengono, chi meglio di noi conosce questo campo? Tra radiografie, risonanze magnetiche e tac, siamo in prima linea nel diagnosticare dorsalgie, lombalgie, conseguenze muscoloscheletriche causate da reggiseni che non avvolgono, non sostengono, non contengono, con ferretti dolorosi, con spalline troppo sottili o che si regolano male, con scarsa vestibilità. L’argomento è prelibato per i social: i commenti alla notizia si sono trasformati in un agone tra cromosomi («Ma allora togliamo l’Iva anche dai boxer? »), con risvolti allupati («Niente tasse sui reggiseni sexy») e pareri generici e potenti insieme («Tutte le tasse sono un furto»). Mala questione è arrivata a ottenere attenzioni persino dal governo.

 


SLIP E BREXIT Secondo i medici, infatti, la biancheria intima per seni prosperosi è «un bene essenziale», tanto da essere paragonata agli assorbenti. Nel Regno Unito, la “tampon tax”, l’Iva sui prodotti igienici, tra cui gli assorbenti esterni, interni, coppette mestruali, è stata eliminata nel 2021: c’è voluta la Brexit, prima erano tassati al 5 per cento perché considerati beni non essenziali dall’Unione europea. A gennaio, dopo una campagna durata due anni, è stata eliminata anche l’Iva dagli slip mestruali, ancora classificati come indumenti e quindi tassati al 20 per cento. In Italia, la conquista è durata poco: nel gennaio 2023 la tassa era stata abbassata al 5 per cento, è tornata al 10 per cento a inizio 2024 (in Germania è al 7 per cento, in Francia al 5,5, in Spagna al 4, in 27 altri Paesi- Irlanda, Canada e Australia, per esempio – l’acquisto è totalmente esente da Iva). La spiegazione, nella conferenza stampa per la presentazione della Legge di Bilancio, fu che il taglio dell’imposta era stato assorbito da aumenti di prezzo: la grande distribuzione, anziché abbassare i prezzi, li aveva alzati rendendo così inefficace l’agevolazione.

 


Tornando ai reggiseni: in Inghilterra attualmente solo le donne che hanno subìto un intervento chirurgico per il cancro al seno - che si tratti di una mastectomia parziale, totale odi una lumpectomia - sono esenti dall’Iva per l’acquisto di determinati reggiseni. Secondo l’esperto fiscale Dan Nidle rimuovere la tassa non comporterebbe alcun risparmio per i consumatori: un’analisi del Fondo monetario internazionale effettuata per 14 anni in 17 Paesi ha rilevato che le variazioni di Iva non hanno comportato rilevanti cali di prezzo. Insomma, «il taglio dell’imposta sui reggiseni aumenterebbe i profitti per fornitori e rivenditori», ha spiegato. Significherebbe aiutare le aziende sprecando denaro pubblico. Un portavoce di Downing Street, con un velo di compatimento, ha liquidato la questione: le tasse sono sotto controllo e l’Iva si applica alla maggior parte dei beni e servizi, così da poter finanziare i servizi pubblici dello Stato. Con buona pace dei radiologi, più realisti del re.

 

 

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