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Guido Hassan, maggiorente della Comunità ebraica di Milano presente il 25 aprile alla manifestazione di Piazza Duomo :”Le istituzioni milanesi ci hanno lasciati soli”

Klaus Davi
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Dire che Guido Hassan rappresenti una istituzione nella Comunità Ebraica milanese è riduttivo. A nostro avviso ne incarna l’anima liberale, dialogante, storica ma anche emozionale e simbolica. Nonostante l’età – 87 anni - Hassan non ha voluto mancare alla sfilata del 25 aprile a Milano che continua a fare discutere visto il serio pericolo che hanno corso i numerosi partecipanti appartenenti alla Comunità ebraica ma anche ‘semplici’ cittadini milanesi mossi dall’amore per la tutela della democrazia e per la difesa dei valori della costituzione (quelli veri), a un certo punto sono stati tutti  abbandonati a loro stessi.  Quando – giovedi scorso  -  una ventina di ragazzi provenienti dal nord Africa sono sbucati dal Mc Donald di Piazza Duomo per strappare le bandiere di Israele e aggredire chi coraggiosamente e pacificamente aveva scelto di sostenere un simbolo della lotta al totalitarismo. Quel simbolo della Stella di David che identifica universalmente il consistente  gruppo di volontari che nel ‘44 parti dalla Palestina - che di lì a poco sarebbe divenuta Israele – per unirsi agli alleati e liberare l’Italia dal fascismo, perdendo purtroppo in guerra molti eroi. Quello striscione per la cui presenza alla manifestazione dell’Anpi si è battuto strenuamente il Presidente del Museo della Brigata, Davide Riccardo Romano.

Lui, Guido, era li con la sua presenza a ricordare a tutti che, dopo essere sopravvissuto alla prima strage dei Nazisti avvenuta sul Lago Maggiore nel settembre 1943, aveva vissuto i Pogrom arabi contro gli ebrei del 1945 del 1948 e del 1967 in Libia, che costarono morte e distruzione. Alla sua famiglia di antichissima origine “si, i miei avi stavano in Libia prima della conquista mussulmana” -  rammenta a Libero  - dopo secoli vennero cacciati con sequestro di tutti i beni. È bene ricordare che 900000 ebrei furono cacciati dai paesi del Nord Africa lasciando tutto quanto possedevano, beni di ogni genere (abitazioni sinagoghe, interi quartieri, scuole, luoghi di aggregazione ) frutto del lavoro di intere generazioni.

Precisi frammenti storici di questo dramma si trovano nel suo libro “Auschwitz non vi avrà” che ripercorre lucidamente ma con passione il dipanarsi di una storia di antisemitismo vissuto sulla sua pelle durante per tutto l’arco di una lunga vita. Volume autobiografico che Hassan ha iniziato a scrivere da adolescente “per ricordare le continuità del male” e ha terminato con l’aiuto del giornalista Giuseppe Altamore e pubblicato dalle Edizioni San Paolo due anni fa.

“Non ho voluto mancare – ha ribadito – pur sapendo i rischi che si correvo. Mai avrei creduto che la Brigata sarebbe stata abbandonata a se stessa come successo in Duomo in quei momenti delicatissimi . Assente qualsiasi cordone di sicurezza dell’Anpi, i partecipanti sono stati difesi dall’attacco a freddo dei giovan ragazzi arabi dai ‘City Angels’ una organizzazione di volontariato che supporta i senza tetto, i cui membri sono prontamente intervenuti evitando il peggio.” Un grave errore di chi ha pianificato la sicurezza visto che era evidente a tutti che la Brigata sarebbe stata l'unico vero obiettivo  di ostilità, attacchi, insulti, aggressioni, botte visto il clima d'odio maturato in questi mesi .” “ Quel momento lunghissimo di solitudine è stato davvero angosciante anche per la carica simbolica che portava con se : la totale assenza delle istituzioni milanesi in tutte le loro articolazioni si concretizzava nella mancanza di attenzione per la nostra sicurezza. Un vuoto angosciante che è durato quindici interminabili minuti  fino all’arrivo dei celerini che – incredibilmente – non erano stati schierati nel punto più critico in cui sarebbe sfilato il corteo e quindi la Brigat .”L’auspicio di molti milanesi e’ che ora la Procura di Milano faccia chiarezza su cosa è successo in quelle ore e che la cosa non venga derubricata a mera disorganizzazione.

Hassan è profondamente amareggiato per il segnale  di presa di distanza, di indifferenza di disinteresse che è adombrava una simile trascuratezza logistica .“Ho lottato per 50 anni per combattere il pregiudizio. Sono andato in decine di scuole. Tutto in quei  terribili  minuti è apparso drammaticamente vanificato, evaporato, scomparso . Il terribile ‘non detto’   era sintetizzabile in una parola     : vi abbiamo lasciati  soli. Ma Guido, pur addolorato,   non demorde. Ogni sabato lo si trova al Tempio  centrale di Milano  in via Guastalla   con il ruolo di ‘Parnas’ , dove espleta  una funzione cardine  per l’articolazione corretta  della liturgia  religiosa del Sabato ebraico  . Nonostante i suoi 87 anni, lui ogni  ‘Shabbat’ puntualmente   è li,  da decenni ormai ,  e non mancano mai  il  suo sorriso e la sua solarità animate da una fede incrollabile.   

Il suo libro  Auschwitz non vi avrà” andrebbe distribuito nelle scuole, e la sua preziosa testimonianza amplificata nell'interesse delle nuove generazioni per evitare che certe cose si ripetano   Ma l’ingrata Milano istituzionale ha preferito negli anni  conferire premi e riconoscimenti spesso a soubrettes e divi improvvisati solo perché politicamente targati da questo o quel partito. La memoria, il ricordo di quello che noi italiani siamo stati durante il fascismo, si riduce ormai a diatribe   sciorinate in   comizi tendenziosi  e strumentali   lotte politiche animate per screditare e denigrare avversari politici  . E risorse preziose per la storia della città di Milano come Guido Hassan non sono state mai adeguatamente valorizzate. Un chiaro segno della deriva di una classe dirigente di questa città che si dice progressista, ma che ha dimenticato i valori veri della sua storia.

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