Pazienza. Se c’è una parola che qualifica la vicenda della “famiglia del bosco”, la coppia anglo-australiana separata dai propri tre bimbi di sei e otto anni e che lotta per ricongiungersi, è pazienza. Lo vedi sul volto amareggiato di babbo Nathan Trevallion, lo percepisci dai messaggi che Catherine Birmingham manda ai suoi conoscenti: è che qui, tra Palmoli e Vasto, in quell’Abruzzo di provincia vero, concreto, pratico, il tempo sta giocando uno scherzo non da poco.
D’altronde basta mettere in fila le date: il provvedimento di sospensione della potestà genitoriale per i Birmingham - Trevallion è del 20 novembre scorso; il 4 dicembre successivo il tribunale dei minori dell’Aquila avrebbe potuto optare per il ritiro della misura ma si è riservato la decisione (anche) in vista del procedimento in appello che, intanto, la famiglia aveva avanzato alla magistratura ordinaria; appello che si sarebbe dovuto tenere il 16 dicembre, che è poi slittato al 19 e che ha, infine, rigettato il ricorso disposto dagli avvocati; di mezzo c’era Natale e s’è sperato almeno-quel-dì-lo-passeranno- assieme,ma non è avvenuto, anzi, quarantott’ore prima è trapelata la notizia che per tornare a vivere al casolare nel Teatino, i Birmingham - Trevallion, dovranno sottoporsi a «un’indagine personologica e psico-diagnostica» (per la verità pure contestata da molti); è passato anche Capodanno, con la stessa modalità, ci-auguriamo-che-come- buon-auspicio, e invece è finita di nuovo con papà Nathan a Palmoli e mamma Cate coi bambini in comunità; infine ieri, cioè il 5 gennaio dell’anno appena iniziato, si è appreso che la data in cui la consulente del tribunale inizierà a seguire la “famiglia del bosco” è il 23 gennaio prossimo, ossia tra più di due settimane.
Pazienza, appunto.Calendario alla mano e un esercizio di stoicismo auto-imposto. Il problema, però, è che in questo andirivieni di carte bollate e tempistiche dilatate (va bene che il periodo è quello che è, con le Feste le disponibilità si assottigliano ovunque e i tribunali piccolini come quello abruzzese non fanno eccezione: ma non si riusciva a trovare un giorno un po’ più ravvicinato?) ci sono tre ragazzini spaesati, che riescono a malapena a pranzare e a cenare con la propria madre, che il padre lo vedono giusto durante le visite programmate, che da quasi due mesi non riabbracciano il loro asino Gallipoli e il loro cavallo Lee. Ieri, forse per far un tantinello più svelto, forse perché è la procedura, Simona Ceccoli, la consulente scelta dal tribunale,ha prestato giuramento e di conseguenza,quantomeno ufficialmente, ha assunto l’incarico. Per il resto, mancoa dirlo, è una questione d’orologio: Ceccoli ha a disposizione 120 giorni per consegnare la sua documentazione (vuol dire attendere fino ad aprile o maggio), il 30 gennaio i servizi sociali dovranno trasmettere una reazione di aggiornamento e la difesa dei Birmingham- Trevallion potrà depositare memorie e atti fino al 15 febbraio prossimo. «Questa famiglia in fondo, anche se in modo eccentrico, mette in discussione l’aspetto più consumistico del nostro vivere e l’approccio edonistico- narcisista di una società frenetica e crudele».
Tonino Cantelmi è lo psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo che i coniugi di Palmoli hanno scelto come consulente di parte: «Rappresenta una critica radicale al nostro sistema», dice aggiungendo che il caso e l’attenzione che ha suscitato ci costringono «a ripensare al tema della giustizia minorile che, se da un lato suscita critica, dall’altro necessita di una revisione. Se non ci fosse stato questo faro acceso ignoreremmo molte cose che invece è necessario conoscere per aprire una riflessione più ampia». Questo, continua, non significa criticare «l’enorme lavoro del tribunale dei minori o non attribuire il giusto merito ai servizi sociali. Vuol dire però che forse possiamo ripensare molte cose, a partire dalle modalità del prelievo dei minori, dalla necessità di preferire percorsi di accompagnamento a quelli di sottrazione, mettendo in discussione ogni forma di violenza istituzionale».