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Centri sociali, nasce il partito dei violenti: ecco il loro manifesto

di Massimo Sanvito giovedì 15 gennaio 2026

3' di lettura

«La vera opposizione siamo noi...». Da Torino a Milano, da Roma a Napoli: c'è fermento nel mondo antagonista. I centri sociali delle quattro città hanno scelto la via dello scontro. La pianificazione delle prossime mosse procede sottotraccia e l'allerta, sul fronte dell'ordine pubblico, è altissima. In queste ore le sigle più oltranziste della galassia rossa hanno messo a punto un manifesto dal titolo emblematico: “Rispondere insieme al governo Meloni è possibile!”. A firmarlo sono i torinesi dell'Askatasuna freschi di sgombero, i romani di Spin Time ei napoletani di Officina 99 sotto sfratto e la rete che accorpa sigle storiche dell'abusivismo milanese quali Lambretta, Torchiera, T28, Gta, Zam, Kasciavit, Fornace. Tutti insieme appassionatamente per creare il caos. E così, alle due assemblee pubbliche di sabato scorso nella Capitale ea Napoli, si replicherà dopodomani a Torino ea Milano. Sud chiama nord. Quelli dell'Aska si raduneranno a Palazzo Nuovo, all'interno della sede universitaria delle facoltà umanistiche, mentre quelli di “Fare spazio-Rete per l'autogestione” non hanno ancora comunicato sede e orario.

«Le assemblee pubbliche convocate sono per noi il segno evidente dell'esistenza di un malcontento popolare che nasce dall'esperienza quotidiana di città invivibili, lavori impoverenti, relazioni spezzate, che oggi prende parola contro gli attacchi del governo Meloni non solo come risposta alla repressione, ma come rifiuto complessivo di un modello di città e di società che producono solitudine, esclusione e guerra», si legge nel manifesto stilato dai centri sociali. Quasi fossero un partito: «Per noi è importante, nelle differenze che ci attraversano, riconoscerci come parte di uno stesso schieramento opposto e solidale messo nel mirino dell'estrema destra, e come tale capace di lottare insieme come abbiamo già fatto nelle mobilitazioni per la Palestina, contro il ddl 1660 (il “decreto sicurezza”), e come auspichiamo possa succedere nuovamente per difendere le nostre libertà e riconquistare diritti per un presente e un futuro degni». È un vero e proprio reclutamento quello degli antagonisti: «Chiediamo pertanto a chiunque senta le nostre stesse necessità, subisca i medesimi pericoli e aggressioni o condivida i nostri stessi desideri, di attivarsi e prendere parte a queste iniziative ea quelle che vi seguiranno che risponderanno in modo diretto a chi chiede di avere delle possibilità di cambiare le cose».

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Il primo banco di prova è in calendario l'ultimo giorno del mese corrente. Il 31 gennaio è la data da cerchiare in rosso: a Torino, infatti, è convocato il corteo nazionale. Ideato come risposta allo sgombero dell'Askatasuna, è diventato un appuntamento dove contarsi e testare la capacità di mettere in difficoltà il governo sperando nella sponda della sinistra istituzionale. Tradotto: la guerriglia urbana, sulla scia di quanto già successo appena prima di Natale tra sassate alla polizia e cassonetti in fiamme, è dietro l'angolo. «La consapevolezza è che possa essere uno dei tanti futuri momenti in cui costruire l'opposizione al governo Meloni», recita il manifesto rosso. E ancora: «Di fronte a chi vuole cancellare gli spazi di autogestione perché dimostrare che un'altra organizzazione della vita è possibile, di fronte a chi vuole ridurci a una sopravvivenza passiva all'interno di lavori, città e sistemi mortiferi, vogliamo costruire una risposta forte e radicale».

Nel capoluogo piemontese confluiranno i centri sociali di tutto il Paese per seminare il caos e alzare l'asticella dello scontro. «Difendiamo i territori perché li abitiamo, li curiamo e passiamo al contratto e liberiamoci insieme», prosegue lo scritto. Intanto, il famoso comitato dei garanti a cui il Comune di Torino aveva affidato la regolarizzazione dell'Aska è tornato alla carica per riaprire il dialogo chiuso dal sindaco Stefano Lo Russo il giorno stesso dello sgombero. «Questo posto è fuori dalle logiche dei bandi o commerciali», hanno detto. Già, meglio lasciarlo a chi per trent'anni ha calpestato la legge. E ora si candida pure a opposizione di governo...

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