Si ritrovano insieme, e già questa è una notizia, per un centrosinistra, o campo largo come si voglia definirlo, che fatica a costruire occasioni di coesione. Dunque ieri in Piazza del Campidoglio a Roma c’erano tutti: Elly Schlein e Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. La foto non ha la solennità di quelle posate, ma viene scattata durante un punto stampa unitario, nella manifestazione organizzata da Amnesty International e Women Life Freedom for Peace and Justice in favore del popolo iraniano. A titolo di cronaca, considerando la difficoltà di una linea comune all’opposizione su questioni di politica estera, va ricordato che alla mobilitazione hanno partecipato anche Riccardo Magi di +Europa e alcuni esponenti dell’area riformista del Partito Democratico. E quindi siamo alla prova di campo largo, per quanto in casa d’altri e dopo una settimana stentata, in cui persino il tentativo di voto unitario (di tutte le forze politiche al di là degli schieramenti) alla risoluzione contro le repressioni in Iran, presentata in Commissione Esteri del Senato, ha visto la sottrazione del Movimento 5 Stelle, che si è astenuto. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, ieri ha spiegato che la loro scelta, da cui è nata un’aspra polemica, è stata strumentalizzata: «Abbiamo detto dall'inizio che eravamo assolutamente d'accordo con la mozione che è stata presentata. Abbiamo chiesto soltanto un impegno in più, e cioè una condanna verso opzioni militari unilaterali al di fuori del quadro del diritto internazionale». Colpa degli altri, come sempre.
La segretaria del Pd Elly Schlein prova a incassare il momento di ritrovata sembianza della coalizione, sulla scia del mantra “testardamente unitari” con cui ha provato negli ultimi anni a fare da collante. Siccome va bene la coalizione, ma un minimo di fieno in cascina domestica va sempre messo, rivendica una primazia sulla causa iraniana: «L’unità del campo progressista? Noi ci siamo, il Partito democratico è sempre stato a fianco del Movimento Donna, Vita e Libertà, ricorderete le grandi manifestazioni che già ci sono state dopo l'uccisione di Mahsa Amini nel 2022», dice. Nicola Fratoianni, di Avs, sottolinea: «Mi pare naturale essere unitariamente al fianco di un popolo di lotta, per la sua libertà, per la democrazia, per i diritti civili». E Riccardo Magi butta la palla sul lato sinistro del campo: «In Italia sarebbe stato importante avere un segnale unitario del Parlamento: purtroppo non c’è stato perché c’è sempre chi deve fare un posizionamento personale o di partito in più», sottolinea e ogni riferimento a Conte del tutto (non) casuale. Quanto alla piazza, la piattaforma era per la libertà, tuttavia l’unità registrata dai leader del centrosinistra, ospiti collaterali della mobilitazione, non proprio lo stessa dinamica emerge nella “base” dei manifestanti. Se molti iraniani presenti hanno invocato, con slogan e cartelli, l’erede al trono di Persia, Reza Pahlavi, in esilio ma politicamente attivo in queste settimane solcate dai disordini nel suo Paese, i manifestanti italiani contestavano questa posizione.
Ne sono nate discussioni accalorate in vari punti della piazza. «Appena abbiamo iniziato a gridare “Javid Shah”, tutti i giornalisti si sono avvicinati, mentre i Mujahedin-e Khalq e l’estrema sinistra hanno iniziato a sottrarci spazio. Sono intervenuti i poliziotti per difenderci e ci siamo allontanati», riferiscono a Libero. Nulla di inatteso, considerando che, come noto, per il lato sinistro del campo la libertà non è mai un valore assoluto. La mobilitazione chiude con “Bella Ciao”, e ha coinvolto più di un migliaio di persone. A mettere il coltello nella piaga però pensa Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, anche lui al Campidoglio. «La piazza per l’Iran libero è semivuota, perché?», si chiede. E aggiunge: «questo nonostante l’adesione formale di tutti i partiti, della sinistra e della Cgil, di Pd e Avs, che hanno inondato le strade per mesi di manifestanti propal. Evidentemente, quando c’è da tenere bordone ai tagliagole di Hamas la sinistra mette più entusiasmo e organizza una mobilitazione non formale. Per i dodicimila ragazzi uccisi dal regime islamista iraniano nessuna reale empatia.