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Garlasco, le foto p***o nel pc di Stasi: "La ragazza in tanga di spalle"

sabato 17 gennaio 2026

3' di lettura

Una ragazza bionda, di spalle. I pantaloni sono a vita bassa, il fondoschiena coperto da un tanga nero quasi inesistente. Chiara Poggi avrebbe visto anche questa foto la sera del 12 agosto del 2007 mentre spulciava nel pc del fidanzato Alberto Stasi.

La mattina successiva, come tutti sanno, la ragazza è stata uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco. Un delitto per cui è stato condannato a 16 anni proprio Stasi, in via definitiva, ma per il quale da inizio 2025 è indagato, sempre dalla Procura di Pavia, anche Andrea Sempio, amico d'infanzia di Marco, il fratello della vittima.

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Secondo una nuova consulenza tecnica di parte che gli avvocati della famiglia della 26enne, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, Chiara quella sera avrebbe visionato "con certezza" la cartella denominata "Militare" dove Alberto catalogava "accuratamente", secondo la Cassazione, i circa 7mila file e video pornografici sul suo pc. Intorno alle 22 Stasi, che era a casa della fidanzata, si sarebbe allontanato per qualche minuto per mettere al riparo il cane da un temporale in arrivo e la ragazza avrebbe inserito una chiavetta USB e navigato all'interno di più cartelle del computer, fino ad accedere a una directory denominata "militare/nuova cartella", già nota agli inquirenti perché utilizzata per archiviare manualmente immagini pornografiche scaricate da internet. Un elemento centrale riguarderebbe l'apertura di un file specifico, privo di nome: la foto di quella ragazza misteriosa, che secondo i consulenti sarebbe stata visualizzata prima da Chiara e poi riaperta da Stasi la mattina successiva

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Chiara non avrebbe aperto solo 4 cartelle con foto di cuccioli e inserito la chiavetta usb per scaricare le foto del viaggio a Londra del fidanzato, ma anche la cartella "Militare", appunto, cliccato due volte sulla sottocartella denominata "nuova cartella" e visionato almeno l'anteprima di un file denominato "senza nome.bmp", un formato di Windows utilizzato per immagini digitali.

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"E' un dato che nel 2009 non poteva essere recuperato", spiega il consulente dei Poggi Paolo Reale. "Non saremo mai in grado di ricostruire tutto quello che Chiara ha fatto - aggiunge il cugino della vittima - ma l'apertura della cartella è un passaggio che possiamo dare per certo". E' la risposta - processuale e mediatica - alle "false notizie diffuse in questi mesi" e ai dubbi, più o meno ragionevoli, sollevati nelle ultime settimane dai periti informatici del gup Stefano Vitelli, Roberto Porta e Daniele Occhetti. Già diffidati dalla famiglia Poggi dal rilasciare dichiarazioni diffamatorie sul fratello della vittima, Marco, e che a quasi 19 anni dal delitto sono tornati ad analizzare i dati forensi, in loro possesso per l'incarico ricevuto nel 2009, dopo averlo già fatto nel 2019 (Porta), bocciati dalla Corte d'appello di Brescia, sul tema delle celle telefoniche e di dove si trovasse la testimone Manuela Travain quando dichiarò ai pm di Vigevano di aver visto, anche lei, una bici nera da donna fuori dalla villetta di via Pascoli.

La nuova consulenza informatico-forense è stata estesa anche ad altri dispositivi oltre al pc di Stasi: c'è una valutazione sul telefono fisso della villetta di via Pascoli nel 2007 che esclude la possibilità di mantenere in memoria chiamate in ingresso che poi sarebbero state cancellate e un'analisi sul computer di Chiara Poggi, utilizzato anche dal fratello e dagli amici di lui, fra cui Sempio. Secondo il pool di consulenti la cartella "AlbertoZip", contenente i filmini intimi e amatoriali di Poggi e Stasi, non è mai stata aperta e quei file, di conseguenza, non sono stati visionati da nessuno a partire da alcune date che vengono indicate con precisione. Motivo per cui quei video della coppia non potrebbero rappresentare un eventuale movente erotico del commesso di Voghera, all'epoca 19enne, a più riprese sussurrato nelle scorse settimane. Tizzoni anticipa che "probabilmente" la consulenza sarà depositata al fascicolo della Procura di Pavia con l'istanza di avanzare richiesta di incidente probatorio, come avvenuto per il Dna. "Non perché questa sia un'attività irripetibile - aggiunge - ma perché un'eventuale perizia informatica a dibattimento potrebbe prevedere la sospensione del processo superiore a 60 giorni". Allo stesso tempo i legali della parte civile tornano a criticare il lavoro dei pm Napoleone-Civardi. L'indagine su Sempio sarebbe solo "funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile" di Stasi e denunciano come mediaticamente si stia cercando "impropriamente di riabilitare l'assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione".

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