Il pacchetto sicurezza s’ha da fare. Al netto dell’azione disturbante della sinistra, la quadra è stata trovata. Settimana prossima, in Consiglio dei Ministri, ci saranno sul tavolo sia un decreto legge sia un disegno di legge.
La giornata di ieri. Poco dopo mezzogiorno il premier Giorgia Meloni riceve a Palazzo Chigi i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.
Una riunione, come filtrato, «costruttiva» e «molto positiva», in cui c’è stata «massima condivisione». Le norme anti-maranza, inizialmente concepite in un disegno di legge, potrebbero essere in parte recepite nel decreto: c’è la volontà di accelerare, soprattutto dopo gli ultimi terribili fatti di sangue. Eventuali altre limature non sono escluse ma l’impianto delle nuove norme è pressoché definito. «Prevediamo anche una stretta sulle baby gang. È previsto, ad esempio, per i reati connessi alla droga, il sequestro di veicoli, motorini, auto, telefonini, monopattini, patente, in modo tale da rendere più difficile il balordo mestiere dello spacciatore», annuncia il leader leghista Matteo Salvini. A 4 di Sera, in serata, dirà: «Sul tema immigrazione, mancata integrazione, più severita. Il che vuol dire che i cosiddetti minori non accompagnati che oggi sono ospiti a carico degli italiani, se commettono un reato smettono di essere ospiti a carico degli italiani».
«Siamo certi che la sinistra, che nei giorni scorsi invocava più sicurezza definirà repressive queste misure, che invece sono assolutamente in linea con la politica di tutela dei cittadini porta davanti da Forza Italia e dal centrodestra», il pensiero del presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri. Ed eccola qui la sinistra. «Un governo ridicolo che vuole saziare la sua voglia di sbattere in galera le persone senza però sapere né chi né come né esattamente perché», dice il segretario di +Europa Riccardo Magi. Critici anche dai banchi del Pd, con la senatrice Enza Rando che attacca il governo perché «parla di giovani solo in chiave punitiva». E ancora: «Di fronte al disagio giovanile la destra non investe in ascolto, educazione, inclusione. Nessuna risorsa per la comunità educante, per le scuole, per il lavoro sociale, per i presìdi territoriali. Solo nuove sanzioni, nuove colpe, nuove scorciatoie propagandistiche». Italia Viva, invece, applaude alla stretta sui coltelli. «Si tratta di una proposta ragionevole. Tra i giovani ormai non si parla né si litiga più. Le parole sono state sostituite dalle lame. E non si può restare a guardare. Per cui Italia Viva sosterrà tutte le misure che hanno come obiettivo di contrastare seriamente la diffusione delle armi. E senza esitazioni: preferiamo fare qualcosa prima, piuttosto che indignarci davanti al prossimo cadavere. Naturalmente, vedremo cosa scriveranno nel decreto», spiega Davide Faraone, vicepresidente dei renziani. E il Paese reale?
Dal monitoraggio mensile dell’Osservatorio sui temi sociali di Noto Sondaggi emerge che la quota di italiani che approva il nuovo pacchetto sicurezza oscilla tra il 60 e il 70 per cento. Tradotto: anche tanti di quelli che non hanno votato per il centrodestra nel 2022 sono d’accordo con la stretta voluta dall’esecutivo. Non solo. Sempre secondo il sondaggio, il 65 per cento degli italiani ha condiviso l’intervento della polizia, a Torino, per sgomberare Askatasuna. Non ditelo a Elly Schlein... «Il dato che emerge va oltre i colori di partito e testimonia come la strada intrapresa, capace di offrire risposte concrete ai cittadini, sia ancora una volta quella giusta», il commento del ministro Piantedosi. Intanto, dopo aver chiuso il rinnovo di tutti i contratti della pubblica amministrazione, un unicum per la Repubblica, il ministro Paolo Zangrillo, in vista dell’apertura formale delle trattative per i rinnovi del comparto “Sicurezza e Difesa” relativi al triennio 2025-2027, ha spiegato che «le risorse sono state previste dalla legge di bilancio per l’anno 2025 e consentono un incremento retributivo complessivo pari al 5,4 per cento a regime, con decorrenza dal primo gennaio 2027». Si parla di una platea di cinquecento persone, tra appartenenti alla Polizia di Stato, alla Polizia Penitenziaria, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alle Forze Armate