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Baya, il predicatore islamico insulta Meloni: "Se alzi la testa, paghi"

mercoledì 21 gennaio 2026

3' di lettura

La chiamata alle armi contro Giorgia Meloni e il governo passa, ancora una volta, da Torino. Per la precisione da un'aula dell'Università gentilmente "prestata" ai giovani del centro sociale cittadino Askatasuna, sgomberato a dicembre, e agli attivisti pro-Pal.

A prendere la parola, tra gli altri, Brahim Baya, storico collaboratore di quel Hannoun capofila della galassia dei pro-Gaza italiani finito in arresto a fine 2025 con l'accusa, gravissima, di essere di fatto il referente di Hamas in Italia e girare i proventi delle sue associazioni "benefiche" e "solidali" direttamente nelle tasche dell'organizzazione terroristica palestinese.

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Lo slogan è "riprendersi Torino", già di per sé minaccioso. La saldatura politica con Askatasuna è totale: lo sgombero del centro occupato in corso Regina Margherita "è un messaggio a tutte noi e a tutti noi. A chi sciopera, a chi costruisce solidarietà con gli oppressi dall’Occidente e con gli alleati in Palestina e ovunque nel mondo - arringa i presenti Baya -. A chi prova a organizzare la resistenza qui, nel cuore dell’Occidente".

Si sprecano le frasi ad effetto: "Se alzi la testa paghi. Io lo so bene perché da mesi io e la mia comunità islamica italiana siamo sotto attacco mediatico e politico continuo. Indicati come nemico interno, minacciati di deportazione, di ghettizzazione, di apartheid". Nessun riferimento però alle violenze di piazza scatenate da Aska e dai pro-Pal negli ultimi mesi e non solo a Torino.

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"È così che funziona la repressione in Italia oggi - azzarda il prediatore islamico -. Non parte dai tribunali, ma parte dai giornali, dai post, dai politicanti nostalgici del fascismo e del nazismo. Quello che stiamo vivendo non è solo una fase di governo autoritario, è un cambio storico. L’Occidente ha riscoperto la guerra, il colonialismo, la repressione interna, galvanizzato in questo dal sionismo politico e dal messianismo evangelico che parla apertamente di terra promessa, del genocidio, dell’ecocidio come destino per l’umanità". Un minestrone ideologico terrificante, tutto in funzione anti-Meloni: "Si normalizza la repressione, i decreti di sicurezza, le indagini per terrorismo, gli sgomberi, la criminalizzazione dei movimenti, le leggi Bavaglio camuffate da antisemitismo". 

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Da destra, si alza la voce di Augusta Montaruli: "Da torinese dico che la città non è mai stata loro, la città è dei torinesi che meritano di vivere in una città sicura dove non ci sono corpi che utilizzano qualunque tipo di manifestazione per infiltrarsi e per aggredire le forze dell'ordine. Ferma la libertà di manifestare non c'è la libertà di aggredire e purtroppo Askatasuna è ricordata per questo", tuona la deputata di Fratelli d'Italia commentando l'assemblea nazionale di Aska svoltasi sabato al Campus Einaudi Torino in vista della manifestazione in programma il prossimo 31 gennaio nel capoluogo piemontese. "Auspico - ha aggiunto - che l'amministrazione comunale non torni nell'idea malsana di consegnare lo stabile di Askatasuna, al di là dei garanti, alle persone che l'hanno occupato fino adesso, perché, come hanno dimostrato le operazioni di polizia, l'immobile continuava a essere occupato e quindi questo svilisce la credibilità di chiunque che aveva già fatto parte di quella bozza di accordo di continuare su quella strada".

Il 31 gennaio sono annunciati tre diversi cortei. "Sabato hanno chiamato a raccolta, utilizzando l'Università come una loro dependance, tutti i centri sociali più violenti d'Italia che hanno già promesso, rivendicandolo, che vengono a portare il caos - sottolinea l'assessore piemontese alle Politiche sociali, Maurizio Marrone di FdI -. Se sono questi i giovani che dovrebbero portare il loro contributo di volontariato ai quartieri come Vanchiglia, allora noi diciamo, e credo lo dica anche la stragrande maggioranza dei torinesi, 'no grazie'. Noi preferiamo quei giovani del servizio civile nazionale o anche di quello regionale che abbiamo istituito che focalizza l'impegno nel contrasto alla droga, allo spaccio e al degrado dei quartieri, perché quella è la gioventù sana che si rimbocca le maniche veramente per migliorare il livello di vita della propria comunità". 

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