Era una guerra annunciata e non ha disatteso le aspettative. Gli antagonisti di Askatasuna si erano preparati da tempo per mettere a ferro e fuoco la città. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli: armi, oggetti da incendiare e meccanismi di protezione. L'obiettivo? Sempre lo stesso, aggredire le forze dell'ordine e mandare un chiaro messaggio allo stato: a Torino comandano loro.
Un ruolo fondamentale lo ha giocato Telegram. Sulle chat, infatti, correvano gli avvisi sui posti di blocco e un “manualetto” di sei pagine in cui si consigliava il "Malox, l’aceto e il succo puro di limone per contrastare l’effetto dei lacrimogeni" e di "staccare la batteria" del cellulare per impedire "alle guardie di ascoltare le nostre conversazioni".
Poi c'è un dettaglio significativo. Come ha spiegato il sindaco del Pd Stefano Lo Russo corso Regina non rientrava fra le strade indicate dalla questura nel percorso del corteo. Quindi lì la polizia non è intervenuta. In altre zone, invece, gli agenti sono passati venerdì ad affiggere cartelli e suonare casa per casa per invitare a spostare circa 800 veicoli, oltre ai bidoni della spazzatura. E questi ultimi oggetti si sono trasformati in vere e proprie armi per scatenare la guerra contro le forze dell'ordine, come si evince perfettamente da alcuni video diffusi sui social.