C’è un esercito di cento avvocati che scaldai motori. Ranghi serrati di fronte ai nuovi “vecchi” e nuovi decreti sicurezza con cui il governo ha deciso di dare una stretta alle devastazioni di piazza. L’obiettivo è molto chiaro e molto semplice: istruire quei “bravi ragazzi” dei centri sociali sul come eludere le norme varate ad hoc contro i cortei violenti e gli assalti alle forze dell’ordine. Il battesimo della neonata “Rete di resistenza legale” è stato ieri e non poteva che andare in scena a Torino, la capitale dell’antagonismo italiano che lo scorso 31 gennaio è stata messa a soqquadro al termine della manifestazione di protesta contro lo sgombero dell’Askatasuna.
In prima linea c’erano i legali degli habitué dei cortei anti tutto, alcuni professori universitari e attivisti che hanno già avuto guai con la giustizia, come la “No Tav” Dana Lauriola (arrestata nel 2020 a seguito di una condanna definitiva per “violenza privata” e “interruzione aggravata di servizio di pubblica necessità”), come il sindacalista Paolo Di Vetta (arrestato nel 2012 per l’occupazione del Comitato interministeriale perla programmazione Economica, a Roma, nell’ambito di una manifestazione per il diritto all’abitare), come il dirigente del laboratorio politico Iskra di Napoli Eduardo Sorge (condannato un anno fa per il blitz del 2019 in Consiglio comunale insieme al Movimento Disoccupati).
Dopo una breve presentazione della nuova rete legale, gli esperti in materia hanno passato in rassegna “il caso Torino”, ovvero le operazioni “Scintilla” (lo sgombero dell’Asilo Occupato) e “Sovrano” (il processo che ha coinvolto 28 persone legate al movimento “No Tav”, ad Askatasuna e allo Spazio Popolare Neruda), l’“offensiva giudiziaria contro i circuiti anarchici”, la “repressione del diritto all’abitare” e “della lotta per la casa” (da Milano a Venezia, fino a Roma), il “processo al movimento dei disoccupati napoletani” e quello al “sindacato di base Si Cobas”. Della serie: tutte incolpevoli vittime del sistema e del fascismo...
«La tendenza a legiferare, non in chiave generale e astratta, ma sulla base di contingenze e presunte emergenze, si traduce oggi in un flusso di incessante e sempre più ravvicinata produzione di provvedimenti legislativi di natura penale», l’arringa della “Rete di resistenza legale”. Nel mirino, ovviamente, ci sono i decreti sicurezza fortemente voluti dal centrodestra. «Attraverso uno sproporzionato e ingiustificato rigore punitivo moltiplicano le fattispecie di reato e aumentano le sanzioni creando un sistema penale altamente diseguale e lesivo dei diritti fondamentali dei cittadini». Forse i compagni non si sono resi conto che quegli atti che loro dipingono il male assoluto non solo sono stati benedetti dal 70 per cento degli italiani ma hanno pure ottenuto il via libera dal presidente della Repubblica. Quindi, di che cosa stiamo parlano? Del nulla...
I legali rossi, però, cianciano di «reati associativi contro i movimenti sociali» e per questo si scambiano «informazioni e punti di vista» per condividere «materiale di studio» e avviare «iniziative comuni». Prima tra tutte quella sulle «questioni di costituzionalità» sulle norme dei decreti sicurezza.
Quando l’ideologia prova sotterrare sicurezza e buonsenso.