"Vi ha fatto paura il popolo che manifestava pacificamente" e "ha manifestato pacificamente per settimane. E io sono assolutamente convinto che molti di voi, quando hanno visto quell'azione infame e vigliacca nei confronti del poliziotto a terra a Torino, sono stati contenti. Perché finalmente potevate bollare un intero popolo come violento". Così Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S, parlando in aula alla Camera durante le dichiarazioni di voto sulle comunicazioni del ministro Antonio Tajani. Frasi agghiaccianti, quelle del grillino, il quale sostiene che gli esponenti di maggioranza sarebbero stati felici nel vedere un agente massacrato e preso a martellate. Un delirio. Ma non è finita. "E questo vi ha dato modo di creare una giustizia dove se ti arrestano prima dell'interrogatorio ti avvisano 5 giorni prima, se invece vuoi andare a manifestare magari ti fermano perché presuppongono che tu commetta un reato, questa è la giustizia che volete", ha aggiunto Riccardi.
Dopo le parole del grillino, la reazione dei deputati di Forza Italia e della Lega che sono intervenuti in Aula, alla Camera, successivamente, il tutto nel dibattito sulla partecipazione dell'Italia al Board of peace. Per il forzista Andrea Orsini, "il M5s ha appena dato sfogo ai suoi sentimenti più profondi quando parla delle 'vostre' forze dell'ordine come se non fossero un grande patrimonio a cui tutti dobbiamo inchinarci ogni giorno". E poi, in un altro passaggio, ha evidenziato il radicalismo dei 5 Stelle, quasi in solitaria rispetto al resto del centrosinistra in particolare sul giudizio della relatrice Onu, Francesca Albanese. Duro anche il leghista Paolo Formentini che ha risposto a tono al M5s: "Noi non gioiamo di fronte al poliziotto preso a martellate. Noi stiamo con lui e con chi rappresenta lo Stato e lo difende in ogni momento. Sul terrorismo non bisogna ironizzare ma essere uniti perché il terrorismo sta tornando".
Le stragi di Capaci e Via d'Amelio restano uno dei più oscuri capitoli della nostra storia recente. Farwest ripercorre i momenti salienti dei recenti sviluppi del lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia su un mistero lungo trentaquattro anni. A essere audito nuovamente è stato il Procuratore Capo di Caltanissetta Salvatore De Luca, che oggi ha l'arduo compito di far luce sull'attentato dinamitardo che uccise il giudice Paolo Borsellino. Il magistrato ha chiarito definitivamente alcuni aspetti sulla cosiddetta "pista nera" e sul coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale. De Luca ha specificato come i collaboratori di giustizia che hanno parlato delle responsabilità di Delle Chiaie siano inattendibili e mendaci
"È una sensazione surreale, non ho mai provato niente di simile prima d'ora". Lo sciatore norvegese Atle Lie McGrath racconta le sue emozioni dopo aver gettato via il sogno di vincere la medaglia d'oro nello slalom di lunedì. Dopo una prima manche perfetta, McGrath ha inforcato nella seconda. Un errore banale per un atleta del suo calibro e che ha scatenato una reazione rabbiosa, con McGrath che ha lanciato le bacchette, si è sganciato gli sci e si è diretto verso il bosco: "Avevo solo bisogno di allontanarmi da tutto. Pensavo di trovare un po' di pace e tranquillità, ma non è stato così, perché i fotografi e la polizia mi hanno trovato. Avevo solo bisogno di un po' di tempo per me stesso", ha raccontato. Una gara che McGrath ha affrontato in partenza con il cuore pesante, poiché suo nonno è morto il giorno della cerimonia di apertura. Lo sciatore ha anche indossato una fascia al braccio in suo onore: "Di solito sono un tipo che sa vedere le cose nella giusta prospettiva. E se non scio bene in una gara, posso almeno dire a me stesso che sono in buona salute, che la mia famiglia sta bene e che le persone che amo sono qui. Ma non è stato così. Ho perso una persona che amavo moltissimo e questo rende tutto molto difficile". McGrath lo ha definito il "momento peggiore" della sua carriera e "uno dei più difficili" della sua vita: "Non conosco nessun altro sport in cui si possa passare da una posizione di vantaggio così netta alla sconfitta in meno di mezzo secondo. Probabilmente è questo che rende lo sci alpino così divertente da guardare e così bello quando si riesce a vincere. Ero così orgoglioso della mia prima manche. Quando non ottieni nulla, la delusione è ancora più forte".
Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, la squadra ucraina ha fatto il suo ingresso a San Siro accompagnata dalla standing ovation del pubblico presente allo stadio San Siro. Davanti alla portabandiera Yelyzaveta Sydorko, pattinatrice di short track, sfilava una donna completamente coperta da un cappotto argentato e con il viso celato dietro grandi occhiali neri che reggeva il cartello con scritto "Ucraina". Si tratta di Anastasia Kucherova, una donna russa che vive a Milano da 14 anni. Un gesto semplice, quasi nascosto, carico però di un grande significato: "Ho scelto di rappresentare l'Ucraina, di essere portavoce dell'Ucraina, perché sostengo questo Paese sin dall'inizio del conflitto. Anche se sono cittadina russa, non approvo le azioni del mio Paese, sin dal 2014, quando è iniziata l'annessione illegale e scandalosa della Crimea", ha spiegato Kucherova. Inizialmente, l'assegnazione dei Paesi doveva essere casuale, ma in seguito il coreografo ha chiesto ai volontari se avessero delle preferenze e Kucherova ha scelto l'Ucraina: "Penso che meritino tutta l'attenzione e tutto il sostegno del mondo. Questo è il motivo per cui ho voluto stare dalla loro parte, anche se è piuttosto difficile nella mia posizione". Kucherova non ha nascosto la grande emozione provata: "È stata una sensazione fantastica. Insomma, ho pianto sotto gli occhiali. Mi sentivo parte di questa grande folla che accoglieva queste persone e riconosceva la loro indipendenza, riconosceva la loro volontà di libertà, il loro coraggio nell'arrivare fino alle Olimpiadi, perché non per tutti gli atleti questo percorso è lo stesso".
In un tempo che chiede nuove parole condivise, la Società Dante Alighieri ha ospitato a Roma la presentazione del libro “Vita eterna. Conversazioni con i miei nipoti” di Giovanni Bazoli. Il volume nasce dall’incontro tra generazioni: domande autentiche dei giovani e risposte che affrontano, temi cruciali come la fede.
Il dialogo, ospitato presso la sede della Società Dante Alighieri a Roma, si è allargato alla dimensione civile e culturale del libro, mettendo al centro l’ascolto e la possibilità di ricomporre legami in un’epoca spesso frammentata. Sono intervenuti Andrea Riccardi, Presidente della Società Dante Alighieri, e il Card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, offrendo le loro prospettive e riflessioni, che coniugano tradizione e contemporaneità. Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, ha intrecciato memorie personali e riflessioni pubbliche, delineando un invito al dialogo e alla responsabilità di non sottrarsi al confronto con le nuove generazioni.