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Guerra in Iran, "michette a rischio": siamo alla paranoia

Rieccoli, gli ayatollah di casa nostra. Niente turbante d’ordinanza (per ora), nessuna volontà apocalittica dichiarata, il loro è un istinto liberticida felpato, obliquo, un totalitarismo dolce in luogo del totalitarismo duro
di Giovanni Sallusti mercoledì 8 aprile 2026

3' di lettura

Rieccoli, gli ayatollah di casa nostra. Niente turbante d’ordinanza (per ora), nessuna volontà apocalittica dichiarata, il loro è un istinto liberticida felpato, obliquo, un totalitarismo dolce in luogo del totalitarismo duro della Repubblica islamica. La loro parola d’ordine, però, è esiziale per la convivenza civile dentro la nostra Repubblica laica, liberale, democratica, ed è sempre la stessa: #chiudetetutto. La collegano strumentalmente all’austerity del 1973, un precedente apparentemente tranquillizzante e democristiano, ma assai differente dall’oggi: lì c’era tutto un cartello mediorientale dei produttori di petrolio che aveva dichiarato una guerra energetica all’Occidente, non un regime teocratico che sequestra (ad ora) un singolo snodo, seppur pregnante, come lo Stretto di Hormuz (con i Paesi del Golfo che viceversa si stanno attrezzando per potenziare l’alternativa garantita dal sistema di oleodotti, elemento che già da solo rende la sortita del premier Meloni nella regione molto più lungimirante di quanto il mainstream ha blaterato).

La verità è che il precedente che hanno in testa lorsignori è molto più recente e inquietante, si chiama Covid. Non a caso la formulazione che sta iniziando a circolare nelle burocrazie continentali e pure nel dibattito mediatico è quella del “lockdown energetico”. Per carità, si affrettano a precisare i cronisti che riportano l’ipotesi, mentre in pandemia si limitò la libertà delle persone, qui si tratterebbe “solamente” di limitare attività, servizi energetici, consumi. Come se le due cose non fossero così intersecate da risultare quasi sinonimi, come se l’uomo contemporaneo non fosse anche e sempre un uomo che agisce, che intraprende, che consuma, che modifica costantemente il mondo circostante.

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Ed è qui che inizi ad annusare un odore stantio e arcinoto, quello dell’ideologia. Perché il sospetto è che la crisi energetica possa costituire un’altra occasione per quelle classi dirigenti impegnate nella guerra al mondo della produzione reale, del mercato, dell’attività umana che sì, è anche fonte di emissioni, in nome di dirigismo burocratici e (eco)talebani. Il sospetto balla in bilico sulla certezza, di fronte all’avvertimento di qualche giorno fa del commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen, che aveva esortato i Paesi membri a «compiere preparativi tempestivi e coordinati» (perché delle nazioni sovrane devono essere sempre “coordinate” da un Moloch sovra-statale, si chiederebbe la signora Thatcher) di fronte all’imminente “choc”.

Tra i provvedimenti “suggeriti”, figuravano il razionamento delle scorte di combustibile, l’utilizzo di mezzi pubblici in luogo dell’auto privata e quello che ormai è un mantra sempiterno: il ricorso allo smart working. A cogliere immediatamente la palla al balzo sono state diverse sigle sindacali del pubblico impiego nostrano- dagli autonomi fino a Cgil e Cisl - che hanno chiesto un rafforzamento del telelavoro, ovviamente per puro spirito patrio. Si affaccia nelle cronache perfino lo spettro della Dad (la didattica a distanza che ha lasciato dietro di sé parecchi disastri psicologici e educativi), anche se fortunatamente è arrivata la smentita del ministro Valditara: «Non è contemplata». E prendono piede comunicazioni intinte nello psicodramma, come quella dell’Unione dei panificatori della Lombardia, che annuncia possibili rincari sui «pani che hanno bisogno di lavorazioni più complesse, come la michetta».

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Intendiamoci: singoli provvedimenti, pragmatici e provvisori, per attutire le ricadute energetiche della guerra fanno ovviamente parte di un normale alfabeto di governo. Ma l’eterno ritorno dell’incubo del #chiudetetutto, anche nella veste fintamente soft del #fermatetutto, sarebbe pura ideologia della sorveglianza, molto più vicina al modello cinese che allo Stato di diritto occidentale. O al modello iraniano, visto che va di moda.

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