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Primo maggio, il blitz fallito dei centri sociali: cos'è successo davvero

di Andrea Muzzolon domenica 3 maggio 2026

3' di lettura

«Fuori il Pd dal corteo». È questo uno degli slogan che hanno riscosso maggiore successo durante la manifestazione del 1° maggio torinese. Quelle frange rossissime, che da anni idem coccolano nelle città, gli si stanno rivoltando contro. È la galassia antagonista a cui fanno riferimento i centri sociali più violenti - come Askatasuna - protagonisti degli assalti alla polizia in tutto il Paese. E, nonostante le “gesta” raccontate quotidianamente su siti e giornali, dal Pd non è mai arrivata una presa di distanze netta da queste realtà.

Ci hanno pensato loro, quindi. «Oggi non è solo una ricorrenza, oggi scegliamo da che parte stare», aveva detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo parlando del 1° maggio. E la sinistra più estrema ha scelto: lontano dal Pd. Durante il corteo si sono susseguiti diversi momenti di tensione tra gli esponenti dei centri sociali e della Fiom da una parte e quelli dei dem dall’altra. Prima i cori, poi gli spintoni e il tentativo di strappare le bandiere piddine dalle mani dei militanti. Alla fine, i membri del partito di Elly Schlein sono stati costretti a compattarsi e a prendere le distanze dai contestatori per evitare che si mettesse male. Anche perché, tanti dei presenti avevano un piano ben preciso che esulava dalle celebrazioni della festa dei lavoratori.

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Pensavano di riprenderselo. Il centro sociale. E, invece, hanno trovato la polizia schierata ad aspettarli. I criminali di Askatasuna avevano preparato tutto per trasformare il 1° maggio nel giorno della “riconquista” della storica sede in viale Regina Margherita 47 a Torino. Ma lo Stato li ha respinti, mantenendo la legalità che era stata ripristinata lo scorso dicembre con lo sgombero dell’immobile occupato.

Il corteo dei centri sociali si era inizialmente accodato a quello istituzionale, capitanato dal sindaco insieme ad Anpi e sindacati. Dietro lo striscione “Torino partigiana” si sono schierate tutte le forze antagoniste del territorio, dai vertici di Aska fino agli altri centri sociali torinesi come il Gabrio, il comitato Vanchiglia Insieme, collettivi studenteschi, No Tav e i pro-Palestina con il coordinamento Torino per Gaza. Un migliaio di persone che si è sfilato dalla manifestazione principale quando il serpentone è arrivato a destinazione e ha proseguito, invece, marciando verso la sede del centro sociale sgomberato.

L’armamentario era quello d’ordinanza: volti coperti e aste in ferro e in legno per partire all’assalto della polizia. Dietro il furgoncino con i vessilli antagonisti, un cordone di incappucciati era già pronto a partire all’attacco. Durante la sfilata non sono mancati i soliti cori obbrobriosi contro Giorgia Meloni e il governo, le bandiere americane e israeliane date alle fiamme e, addirittura, le note di “Bandiera rossa” in una sorta di revival anarco-comunista. Il tutto, come da copione, accompagnato dal sostegno alla nuova spedizione della Global Sumud Flotilla e alla “resistenza” palestinese a Gaza.

«Questa città ci ha insegnato a essere ribelli, dal 18 dicembre c’è una ferita aperta: Askatasuna è stato sgomberato con violenza e un intero quartiere è sotto assedio.
Non ci siamo arresi. Oggi scegliamo di essere partigiani, avanti tutta», ha detto chi imbracciava il megafono in testa al gruppo dei centri sociali. E così è iniziata la guerriglia.

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I picchiatori rossi hanno trovato in viale Regina Margherita la polizia in tenuta antisommossa ad attenderli. Testa bassa, striscione alto, si sono fatti avanti sfidando gli avvertimenti degli agenti a non avanzare. Dopo il lancio di pietre e bottiglie all’indirizzo delle divise, sono stati azionati gli idranti per provare a disperdere il gruppo di violenti.

Ma l’acqua non è bastata; gli antifa si erano preparati bene e avevano una strategia ben precisa per riprendere il controllo del palazzo. Dopo le prime cariche, si sono dispersi nelle vie limitrofe cercando di accerchiare lo stabile per fare irruzione dal cortile. Peccato che una volta sfondato il cancello, si sono trovati davanti decine di agenti che li hanno messi in fuga.

Le reazioni dal campo largo? La solita condanna delle violenze, con annesso “ma”. Miglior interprete è stata la grillina, nonché ex sindaco di Torino, Chiara Appendino: «Alla destra dico chiaramente: non azzardatevi a usare questi episodi isolati per oscurare la marea umana che oggi ha riempito le piazze d’Italia».

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