Decisamente il 2021 per la testata online Fanpage non sarà un anno da ricordare. Lo scorso 27 aprile la Procura della Repubblica di Roma, a forma del pubblico ministero Caterina Sgrò, ha rinviato a giudizio una serie di giornalisti della testata, accusandoli del reato di diffamazione aggravata ai danni del sottosegretario leghista Claudio Durigon. Ad essere rinviati a giudizio sono in tutto sette persone: tra loro gli autori dell’inchiesta giornalistica “Follow the Money”; due testimoni che vennero intervistati e l’allora direttore di Fanpage Francesco Piccinini (a lui il pm contesta l’omesso controllo).
I fatti. Nel luglio 2021 Fanpage pubblica un’inchiesta curata dal pool di giornalisti denominato “Backstair”. A finire nel mirino del pm è il primo episodio dell’inchiesta, “Il caso Durigon”, nella quale si sostiene che l’allora esponente del sindacato Ugl avrebbe manipolato le casse dell’organizzazione a favore della sua attività politica con la Lega. Scrive il pm nell’atto citazione che quella puntatata conteneva «fatti non rispondenti al vero; nel video - scrive Sgrò - era riportato, infatti, che tra la Lega e il sindacato vi era un rapporto non trasparente, che Durigon gestiva la cassa del sindacato e il numero degli iscritti e dei rappresentanti, che il numero degli iscritti al sindacato era gonfiato attribuendo la responsabilità a Durigon in quanto aveva il compito di certificare un numero di iscritti al sindacato sufficiente a garantire la propria poltrona».
A corroborare questa tesi vennero sentiti anche due sindacalisti espulsi dall’Ugl. Il primo disse che «l’Ugl era gestito come un sultanato... più il sindacato stringeva il rapporto con la Lega, più le nostre spese esplodevano». La seconda testimone, invece, sostenne di essere stata espulsa «per aver chiesto come sono stati spesi i soldi dei lavoratori. Durigon aveva potere su tutto quello che è la cassa dell’Ugl». Accuse pesanti alle quali Durigon rispose con una querela per diffamazione. Che è stata accolta dal pm, che ha disposto l’udienza predibattimentale per il prossimo 30 settembre.
Il primo a rallegrarsi per il rinvio a giudizio è Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl: «Questo è un primo passo importante per ristabilire la verità dei fatti e fare piena luce su una narrazione completamente priva di fondamento, in cui si insinuava una gestione opaca delle risorse del sindacato Ugl». E ancora: «Abbiamo sempre ribadito con fermezza l’assoluta correttezza dell’operato dell’organizzazione sindacale e la totale infondatezza delle accuse e delle illazioni contenute nell’inchiesta giornalistica».
Solidarietà a Claudio Durigon è arrivata da vari esponenti leghisti. L’onorevole Andrea Crippa scrive: «Finalmente la verità viene a galla. Non abbiamo mai avuto paura delle menzogne e delle campagne diffamatorie di chi, pur di attaccare la Lega, ha millantato e distorto la realtà. Claudio Durigon è un uomo che ha dedicato tutta la vita al servizio del Paese. Chi ha cercato di infangarlo con accuse false e calunnie dovrà ora risponderne davanti alla magistratura». Dal collega Luca Toccalini arriva «piena solidarietà all’amico Claudio Durigon: il rinvio a giudizio dei giornalisti di Fanpage conferma che certe testate non fanno altro che gettare fango sulla politica e sulle persone». Il senatore Germanà si dice vicino «al nostro vicesegretario. La giustizia sta facendo il suo corso dopo cinque anni».
Il team “Backstair” è noto alle cronache per essere lo stesso che sempre nel 2021 realizzo l’inchiesta giornalistica “Lobby nera” nella quale si ipotizzava un sistema di fondi neri facenti capo a Fratelli d’Italia a Milano. Un sistema che, secondo la tesi dei giornalisti di “Backstair” avrebbero coinvolto alcuni esponenti meloniani proprio alla vigilia delle elezioni amministrative milanesi. L’inchiesta fece molto scalpore, ma quando si trattò di passare dalle illazioni ai fatti, si scontrò con la dure realtà rappresentata dalla richiesta di archiviazione da parte del Tribunale di Milano, che smontò punto per punto l’inchiesta spiegando che non vi erano riscontri oggettivi rispetto al sistema di riciclaggio paventato nei video. Allo smacco dell’archiviazione la testata replicò con motivazioni piuttosto bizzarre, sostenendo che un conto è un’inchiesta giornalistica che mette in luce un malcostume; un altro è che poi questa inchiesta finisca in tribunale.
Ora il team “Backstair” è stato rinviato a giudizio per aver diffamato un esponente della Lega. Decisamente il 2021 non è stato un buon anno per Fanpage, che è al centro di polemiche anche per una multa salatissima arrivata per questioni contrattuali, che riguardano i giornalisti della testata e che Libero ha raccontato tempo fa.