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Alberto Stasi, clamoroso: la prima notte fuori dal carcere

di Simona Pletto domenica 10 maggio 2026

3' di lettura

Vent’anni dopo, Alberto Stasi torna a sfogliare il fascicolo della sua vita. Non più da imputato che si difende, né da detenuto che aspetta in silenzio, ma da condannato definitivo che intravede una crepa nella sentenza che lo ha portato in carcere. L’altro ieri ha trascorso la prima notte fuori da Bollate, nell’appartamento preso in affitto a Milano dove dorme grazie al regime di semilibertà. Di giorno il lavoro, la sera il rientro in una vita ridotta all’essenziale.

E adesso, sul tavolo, le nuove carte dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Ieri mattina ha incontrato la sua avvocata, Giada Bocellari. Per la prima volta ha letto gli atti depositati dalla procura di Pavia nell’indagine che vede Andrea Sempio verso la richiesta di rinvio a giudizio. «La nostra intenzione è accelerare il più possibile sulla revisione del processo», spiega la legale, che assiste Stasi insieme ad Antonio De Rensis. La strada non sarà breve: 9 consulenze da studiare, intercettazioni da ascoltare, ricostruzioni da verificare. Ma il quadro che emerge dalle nuove indagini, secondo la difesa, è destinato a cambiare radicalmente la storia processuale del caso.

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Stasi, racconta Bocellari, nell’ultimo anno aveva scelto l’isolamento. Non leggeva giornali, non guardava trasmissioni televisive, non seguiva il dibattito infinito sul delitto di Chiara Poggi. «Le sole informazioni le filtravo io», dice l’avvocata. Una forma di autodifesa psicologica dopo annidi processi, assoluzioni, condanne ribaltate e carcere. «Ha preso tante bastonate, difficilmente si concede illusioni». Eppure qualcosa è cambiato.

Perché nelle informative dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, nelle consulenze genetiche e nelle nuove analisi delle tracce, Stasi vede affacciarsi un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sembrava irraggiungibile: che il delitto possa essere stato raccontato in modo diverso da come fu cristallizzato nelle sentenze definitive. Ci sono l’orario della morte di Chiara, oggi ritenuto compatibile con il racconto dell’ex fidanzato. Ci sono le analisi che tornano sull’impronta 33 e sulle tracce biologiche.

C’è la ricostruzione delle scarpe senza sangue, spiegata con le 19 ore trascorse prima del sequestro. E poi ci sono le intercettazioni ambientali di Andrea Sempio, passaggi che la difesa definisce da valutare con estrema attenzione. «Sembrano confessorie, ma bisogna ascoltare gli audio e contestualizzare le frasi», frena Bocellari. Tra i dialoghi captati ce n’è uno che ha colpito particolarmente Stasi: il riferimento ai video intimi di Chiara Poggi che Sempio avrebbe visto sul computer della ragazza.

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Il paradosso giuridico resta intatto: per l’omicidio di Garlasco esiste già un colpevole definitivo che da oltre 10 anni sconta una condanna a 16 anni. Ma esiste anche un nuovo indagato sul quale la procura sta costruendo un’altra possibile verità. Non possono esserci due colpevoli per lo stesso fatto, salvo il concorso di persone. L’eventuale revisione del processo a Stasi e un futuro procedimento a carico di Sempio possono procedere parallelamente. E in caso di nuove prove decisive, la revisione potrebbe aprire anche alla sospensione della pena. Per ora Stasi aspetta. Con la prudenza di chi conosce il peso delle sentenze e la fragilità delle svolte giudiziarie. Ma dopo vent’anni, tra revisione e semilibertà, è tornato a sperare di uscire davvero dal carcere.

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