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Alpini, l'ultimo delirante sfregio: Genova, lo stop ai muli di Silvia Salis

di Alessandro Gonzato domenica 10 maggio 2026

3' di lettura

Stamattina alla sfilata degli Alpini non ci saranno i muli, non accadeva dal’ 94, e forse il motivo è che a Genova burocrazia a parte, ci arriviamo - ci sono già abbastanza asini. Alcuni, una quarantina, l’altra notte fino alle cinque si sono dimenati in centro come posseduti. Erano asini particolari, ciuchini-techno ispirati dall’unica iniziativa per cui finora si ricordi il sindaco Silvia Salis oltre all’innalzamento di molte gabelle e alla copertina su Vanity Fair, ossia il festival di musica spacca timpani di inizio aprile, in piazza Matteotti, di fronte a Palazzo Ducale dove in questi giorni gli Alpini hanno allestito l’ufficio stampa. Fuori dal Parco Brignole, dove le penne nere hanno invece allestito un museo a cielo aperto, i techo-ciuchini hanno tenuto sveglio il quartiere con un’enorme cassa musicale da cui usciva un tizio che sbraitava: «La musica è frenetica/Le mani allo zenit/La musica è frenetica/Visione sintetica», e se le parole era altre il maestro ci perdonerà. Tum-tum-tum! I bassi hanno fracassato le orecchie e non solo. Alla fine, ma era buio e dalla finestra non si vedeva tutto, dev’essere intervenuto un vigile chiamato da qualche malcapitato residente. Un ossesso ha urlato: «Oh, raga, ci mandano via!». «Andiamo al porto antico!» gli ha risposto una ragazza. Vadano a ragliare al largo!

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Non alla parata degli Alpini, dicevamo (e ce ne faremo una ragione), perché l’asina burocrazia ha fermato sei muli, non trecento, che da Vittorio Veneto - nel Trevigiano sarebbero stati portati in Liguria e applauditi coi loro conducenti, i salmeristi, sennonché quest’ultimi andranno in parata da soli e gli suggeriamo, per sberleffo, di fingere di tenere le briglie. Gli Alpini, che però non vogliono polemizzare e vengono omaggiati dalla città tranne da un circolo di femministe per le quali sono dei «molestatori», sostengono che è colpa del mucchio di scartoffie che avrebbero dovuto compilare all’ultimo momento, e il Comune guidato dalla sindaca-glamour risponde che non c’è stato nessun boicottaggio, che gli adempimenti sono tali che si tratti di sei muli, due anatre o quattro pesci palla, i quali è comunque dubbio che avrebbero potuto salutare i genovesi però questo lo aggiungiamo noi.

«Ci sono stati problemi burocratici col Comune e con l’azienda sanitaria di Genova», conferma Maurizio Casetta, il presidente della sezione di Vittorio Veneto, «poi s’è mosso qualcosa, sembrava che i muli potessero arrivare e che gli uffici ci avrebbero rilasciato i permessi, ma non li abbiamo mai visti. Per cui», aggiunge, «per evitare problemi abbiamo preferito lasciare gli animali a riposare in stalla. La decisione finale è di giovedì, mentre stavamo venendo qui a Genova. Se avessimo deciso diversamente ci sarebbero stati problemi». L’implacabile iter burocratico è cominciato il 29 aprile, c’era oltre una settimana di tempo, ma per la burocrazia in una settimana non s’alza nemmeno una penna.

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«Il colmo», ci dice Massimo Cortesi, direttore de L’Alpino, «è che la sezione di Asti, senza chiedere permessi particolari, è riuscita a portare un mulo per la pet therapy dei bambini all’ospedale Gaslini». Si chiama Gigio, soprannominato dalla sezione “Il generale”. «È la prima volta che sento dell’esigenza di tutti questi documenti»- torniamo a parlare col direttore de L’Alpino, «ci sono stati anni in cui addirittura i muli sono stati portati a piedi, passando per le campagne, ad esempio l’anno scorso all’adunata di Vicenza. Stavolta c’erano un sacco di adempimenti, anche quello del veterinario specifico».

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Alla fine il Comune di Genova, che per carità avrà pure rispettato le norme ma non quella del buonsenso, era riuscito a fare da mediatore tra l’azienda sanitaria locale e gli Alpini, e però il veterinario l’asina burocrazia scalcia sempre- non andava bene perché il dottore degli animali non era specializzato in muli bensì in asini, e nemmeno techno. In città, non tra le penne nere che vengono quasi tutte da fuori, gira una voce, e cioè che gli uffici della Salis non abbiano fatto nulla per agevolare l’arrivo dei mansueti asinelli per non indispettire le organizzazioni animaliste legate alla sinistra. Noi non ci crediamo, sia chiaro. Sarebbe stata un’asinata.

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