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Gli Alpini possono salvare l'italia dai maranza

I genovesi sono entusiasti: la città non è mai stata così sicura. Scomparsi spacciatori e delinquenti
di Alessandro Gonzato lunedì 11 maggio 2026

3' di lettura

Francis il mulo parlante, l’unico riuscito ad aggirare il divieto ai muli imposto dalla burocrazia della sindaca Salis, ha notato che gli Alpini - senza damigiana ferire - hanno fatto sparire da Genova maranza e manigoldi vari. Lo hanno notato anche i genovesi, che da venerdì mattina a ieri sera hanno omaggiato e ringraziato le penne nere. «Più Alpini, più sicurezza, evviva!». Francis, 123esimo Distaccamento dei Muli, matricola M52519, pare che abbia suggerito all’elegante sindaca di organizzare un’adunata al mese. L’idea, invero, potrebbe essere estesa a tutte quelle città in cui per i sindaci la sicurezza è un problema di percezione, e a Milano Francis potrebbe essere il Kissinger di Sala nell’anno che gli rimane a Palazzo Marino. Il quadrupede consigliava quello zuccone del soldato Peter Stirling: vuoi che il nuovo prodigio della sinistra e l’ex manager non gli diano retta? È anche vero che Stirling, così come Francis, era americano, e oggi che in America c’è quel diavolaccio di Trump l’America meglio lasciarla stare. Alla vigilia dell’adunata, quando di Francis si ricordavano solo i cultori delle vecchie commedie d’oltreoceano, qualcuno ha provato ad avvelenare il clima. E invece il raduno è stato toccante ma non nel senso annunciato dalle pseudo femministe.

Le coppiette hanno passeggiato fino a tarda notte. I giovani hanno fatto comunella con gli Alpini (e le loro damigiane) e si sono riappropriati di piazze e vicoli. Camper, roulotte e tende, ci dice un gruppetto di ventenni sotto uno degli stand che ieri per ore hanno riparato dalla pioggia (venerdì e sabato c’era un bel sole), sono riusciti a far sloggiare gli spacciatori di solito attivi sul lungomare. In questo lungo fine settimana, almeno in centro, non sono giunte notizie di qualcuno che abbia rincorso il delinquente di turno per riprendersi il portafogli o la collanina. Sennonché c’è stato di più durante questa 97esima adunata: tre Alpini hanno salvato la vita a un uomo, un pediatra in pensione, a sua volta Alpino in congedo. Stava raggiungendo la moglie al porto antico per ammirare l’Amerigo Vespucci e per strada è stato colpito da un infarto. Gli Alpini eroi, Gabriele, Patrizia e Giuseppe, milanesi e bergamaschi, gli hanno praticato il massaggio cardiaco. Oggi Genova torna alla normalità, la città sarà più triste e insicura senza gli Alpini. Purtroppo i maranza riprenderanno le consuete mansioni.

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La domenica però, nonostante l’acqua che comunque ha fatto da contrappunto al vino e alla birra, è stata ancora di festa. La sfilata, per la prima volta dopo ventidue anni senza muli per colpa dell’asina burocrazia (Francis si è imboscato in un gazebo), è cominciata alle 9 in piazza Corvetto. Un’ora dopo c’è stato il saluto alle autorità, col passaggio sotto la tribuna, dietro l’arco della Vittoria. Silvia Salis, in completo senape e scarpe sportive, ha dribblato le domande di quei cronisti che le hanno chiesto delle scritte che alcune zucche vuote hanno lasciato giorni fa sui muri e sull’asfalto («Alpini molestatori», «Alpini assassini», «Remigriamo gli Alpini»). Il nuovo prodigio per mancanza di prodigi della sinistra ha risposto che «la città si è fatta trovare pronta» e che «la politica è ormai tifoseria e si cerca in ogni modo la polemica».

È anche vero che la politica a volte dovrebbe dare risposte, ma riconosciamo che solo un mese fa la sindaca ha organizzato un’enorme concerto di musica elettronica sotto il proprio ufficio e ha immediatamente alzato molte gabelle. Torniamo indietro, alle 7, quando i bar già brulicavano di avventori e andava per la maggiore una combinazione micidiale: focaccia (molte con cipolla), bicchiere di rosso e caffè. Gli Alpini oltre alla volontà hanno pure lo stomaco di ferro. Al “Focaccia food and drinks” avevano tutti dalla sessantina in su: gli Alpini giovani sono arrivati in ritardo all’appello. Dall’altro lato di piazza della Vittoria, sotto i portici, andava di più la colazione dolce, ma dubitiamo che quello nei bicchieri fosse succo di mirtillo. In mezzo gli stand enogastronomici hanno aperto alle 11 però gli spiedi sono entrati in funzione ben prima e il vento ha mescolato l’odore della carne a quello del caffè. A un certo punto abbiamo incocciato con un ragazzo che su una lente degli occhiali da sole, verdi, ha scritto “Viva”, e sull’altra “La gnocca”. Giusto. E abbasso i maranza.

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