Non bastano le intercettazioni e neppure la traccia 33 rinvenuta sul muro della villetta dei Poggi. Ora a incastrare Andrea Sempio ci penserebbero anche gli amici che l'indagato per l'omicidio di Chiara Poggi frequentava. Ascoltati dagli investigatori, gli amici della comitiva di Marco Poggi, fratello della vittima, e Sempio hanno restituito una versione diversa da quella dell'indagato sulla frequentazione della villetta di Garlasco. Il gruppo, riporta Il Corriere della Sera, s’incontrava al "Punto zero", un locale del pavese. Oppure a casa di Mattia Capra e Alessandro Biasibetti per giocare ai videogiochi.
Per Capra, la compagnia frequentava "il salottino piccolo", quello con la consolle, mentre al piano superiore "può essere capitato" di entrare in camera di Marco, "sicuramente ancor meno" in quella di Chiara. Anche Biasibetti dice che al piano di sopra "ci sarò stato una volta", tanto da non saperlo neanche descrivere. E nella stanza di Marco, non di Chiara: "No, non ci sono mai entrato". "Al piano di sopra era difficile che si andasse", concorda Roberto Freddi. Insomma, nessuno ha mai fatto accenno a discese in cantina.
Eppure proprio nel vano scale che porta al seminterrato è stata rinvenuta l’impronta 33, attribuita al palmo destro di Sempio: per l’accusa la corrispondenza è di 15 minuzie, per la difesa solo cinque. C'è di più, perché una seconda perizia ipotizza che quel palmo fosse "bagnato" o "sporco", intriso di un "materiale liquido" compatibile con sangue, sudore o sangue "lavato".