Nel 2013, mentre il processo contro il figlio era ancora in corso, il papà Nicola venne a mancare. Da quel momento in poi Alberto Stasi si è sentito completamente solo e, nonostante due gradi di giudizio lo avessero assolto, in galera poi ci è finito davvero e con una condanna pesante: 16 anni di carcere.
Il caso, caldissimo in questi giorni, viene esaminato anche a Quarta Repubblica, programma di approfondimento di Rete4, condotto da Nicola Porro. Durante la trasmissione viene riprodotta un’intercettazione ambientale del 23 Agosto 2007, dieci giorni appena dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Intercorsa proprio tra Nicola Stasi ed il figlio Alberto. Il padre tenta di consolare il figlio e gli dice: “C'è la speranza che questi esperti trovino subito qualcosa in questa indagine che hanno lì da parte, sennò è la nostra rovina, in tutto e per tutto. Lui in un modo, noi nell'altro, dobbiamo sollevarci. Siamo caduti, ok? Siamo caduti, devi cercare di tirarti su, altrimenti non puoi rimanere giù, Alberto… Come fanno a sollevarsi? Sì, perché è tutto solo contro di noi, non credo”. Interviene Alberto Stasi, disperato: “C***, peggio di così non poteva andare. La persona è sbagliata, il momento è sbagliato, il luogo è sbagliato, l'ho vista per ultimo lì, ma lui va da casa da solo. Non c'è paura”.
Gli ultimi sviluppi delle indagini sul delitto di Garlasco ora vedono Andrea Sempio sempre più vicino al rinvio a giudizio e, inevitabilmente, hanno riacceso anche i riflettori sulla posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva e speranzoso di una revisione del suo processo. Le accuse formulate contro Sempio dai pm di Pavia puntano sul 38enne, che avrebbe agito da solo dopo un presunto rifiuto sessuale della vittima. Una teoria che esclude automaticamente Stasi, perciò, dalla scena del crimine. Lui si è sempre proclamato innocente, così come fa ora Sempio. Lo fece anche dieci giorni dopo la morte di Chiara, in quella telefonata concitata con suo padre Nicola.