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Garlasco, non basta un "sembra" per incastrare Sempio

L'impressione è che, allo stato attuale, questo verbo coniugato in forma impersonale sia il più adatto a descrivere l’inchiesta sul delitto di Garlasco
di Andrea Scaglia martedì 12 maggio 2026

3' di lettura

Ma come “sembra”? La notizia viene lanciata con clamore sulla schermata della tivù all news: “Garlasco: in un’intercettazione sembra che Sempio riveli l’orario del delitto”. Sembra? Allora si cerca di andare alla fonte per capire meglio, e in effetti è proprio così: sul documento degli inquirenti prima si riporta un’intercettazione ambientale del 2017 in cui Sempio parla da solo in macchina - «è successo qualcosa... incomprensibile... era sempre lì a casa... incomprensibile... io non so se lei ha detto che lavorava... incomprensibile... però cazzo, oh... incomprensibile... alle nove mezza a casa... incomprensibile».

E dopo queste frasi smozzicate e riprese da un soliloquio, l’inquirente annota: «L’indagato sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio». Sembra? E in base a che cosa lo si suppone? E le tante, troppe inchieste basate su conversazioni intercettate - e qui si tratta addirittura di un dialogo fra sé e sé, per il quale diventa oltremodo difficile comprenderne i termini - che si sono rivelate fallaci? Può essere questa considerata un elemento alla base di un’accusa potenzialmente da ergastolo?

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Ecco, l’impressione è che, allo stato attuale, questo verbo coniugato in forma impersonale – “sembra” – sia il più adatto a descrivere l’inchiesta sul delitto di Garlasco. Di prove solide francamente non se ne vedono, non ancora perlomeno, al limite una serie di (controversi) indizi. D’altro canto, mediaticamente il processo si sta già svolgendo, con tanti mezzi d’informazione che strillano gli elementi d’accusa (quelli della difesa al limite fra parentesi, ma anche no) e il cui colpevole è già stato identificato e condannato.

Nota metodologica da ribadire: qui non si tratta di abbracciare una tesi, di affermare che Sempio sia colpevole o innocente in senso assoluto, ma di valutare se gli elementi finora emersi possano sostenere un’accusa tanto grave. E, ripetiamo, al momento proprio non pare, così come a giudizio di chi scrive non ce n’erano a sufficienza per condannare Stasi. Risponde spazientito il Pm Collettivo: «Eh, ma allora chi vuoi che sia stato?». Domanda non pertinente, vostro onore. Non si tratta di trovare un colpevole purchessia, ma di raccogliere prove che indichino una responsabilità “aldilà di ogni ragionevole dubbio”. E qui di dubbi ce ne sono i pacchi.

Altro esempio: nel documento relativo alla recente convocazione da parte degli investigatori dello stesso Sempio – quello in cui l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere – si ripercorre la storia dell’inchiesta, a capitoletti. Quello più interessante, che si suppone possa rappresentare la base di tutta la vicenda, è intitolato: “L’interesse di Sempio per Chiara Poggi”. E dunque si parlerà qui, della famosa “ossessione” dell’indagato per la vittima. Uno va a vedere, e che cosa c’è? C’è l’altra intercettazione ambientale di cui si è tanto riferito, quella in cui, sempre mentre parla da solo in macchina durante l’ascolto di un podcast con la ricostruzione del quale evidentemente non era d’accordo, vengono captate frasi scollegate, con lui che inscena un dialogo immaginario anche cambiando la voce e intonandola al femminile (peraltro, la voce del podcast era di una giornalista).

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In base a questo breve soliloquio, l’inquirente evince che: Sempio aveva cercato Chiara, aveva un interesse non corrisposto per lei, aveva la disponibilità di un video intimo della vittima, era risentito per il rifiuto di lei di parlargli. E questo sarebbe alla base di un omicidio dalle modalità terrificanti. Considerazioni da normale ragionamento: non esiste prova alcuna di un contatto fra Sempio e Chiara al di là dei saluti da incontro casuale. Sempio non ha mai parlato con nessuno di Chiara, né Chiara ha mai parlato con nessuno di Sempio, nemmeno dopo la presunta telefonata in cui lui avrebbe tentato l’approccio da lei rifiutato (tra questa e l’omicidio passano giorni). Ma scusate, se l’amico di mio fratello ci prova in maniera sgradevole con me, non lo dico a mio fratello? E non lo dico neanche al mio fidanzato, magari sospettando che potrebbe aver visto un nostro video intimo? Questo è. Anzi, questo sembra.

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