"Volevo difendere i miei amici": così si è giustificato uno dei quattro minorenni - tutti di età compresa tra i 15 e i 16 anni - fermati per l'omicidio del bracciante agricolo di 35 anni Bakari Sako fuori da un bar a Taranto. Il 15enne che ha sferrato le coltellate letali ha confessato l'omicidio dicendosi "profondamente dispiaciuto". La gang fermata per il delitto è accusata di aver aggredito, picchiato e infine accoltellato l'uomo fino a lasciarlo senza vita.
Si è tenuta oggi, venerdì 15 maggio, l'udienza di convalida del fermo dei quattro davanti al gip del Tribunale dei minorenni di Taranto, Paola Morelli. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno reso dichiarazioni spontanee. In particolare, il 15enne che ha sferrato le coltellate ha sostenuto di aver agito per paura che i suoi amici potessero subire un'aggressione. Gli altri tre, nelle loro dichiarazioni spontanee, hanno invece affermato di non essersi accorti che il 15enne aveva accoltellato Bakari e di non aver notato che perdeva sangue.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe preso di mira Sako senza un motivo preciso. La vittima in quel momento stava andando al lavoro in bicicletta. Erano circa le 5.20 quando due dei minorenni, a bordo di uno scooter, avrebbero affiancato il 35enne mimando il gesto di una pistola per costringerlo a fermarsi. Subito dopo, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero arrivati gli altri membri del gruppo. Uno di loro avrebbe colpito il bracciante con un pugno al volto, dando inizio al pestaggio. Sako avrebbe tentato di sfuggire all’aggressione rifugiandosi nel bar Fontana, ma il gruppo lo avrebbe raggiunto anche all’interno del locale.