Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, è uomo di cultura e di cursus honorum profondo: possiamo tranquillamente escludere che sia all’oscuro di uno dei dogmi laici della comunicazione contemporanea, quello per cui «il mezzo è il messaggio». Ergo, già la scelta degli interlocutori con cui ha voluto affrontare la vicenda di Salim El Koudri (che poi non è accademia, sono gambe maciullate e vite marchiate per sempre) parlava chiaro. Sua Eccellenza ha infatti rilasciato un’intervista doppia alle testate che da tempo sono gli organi ufficiali del neo-Vangelo Woke, Repubblica e Stampa. E ci limitiamo alla cronaca se riferiamo che le sue parole non si segnalano per lo “scandalo” che offrono rispetto allo spirito del tempo, per stare a quella categoria che secondo Benedetto XVI coincideva con l’essenza del cristianesimo.
Avvertenza: le citazioni riportate di seguito provengono indistintamente dai due giornali, trattandosi sostanzialmente della medesima intervista. «Il ragazzo è italiano, ma la sua famiglia viene dal Marocco e subito si è accesa una polemica sulle sue origini, che poi si è spenta rapidamente perché non ha molto fondamento». Più che sulle origini, il dibattito è stato sulle modalità dell’atto di Terrore, oggettivamente identiche a quelle viste negli ultimi lustri in tantissime città europee, che rimandavano sempre alla versione fondamentalista di una ben precisa religione (spoiler: non c’entra Cristo, e nemmeno Confucio). Ma il cronista doppio non glielo fa notare, anzi non vede l’ora di chiedergli: «C’è anche il tema delle seconde generazioni?». Perché ha già orecchiato la risposta: «In questo caso non so, perché lui è italiano. Quindi non aveva problemi di permessi di soggiorno». A rigore, essendo El Koudri cittadino italiano figlio di marocchini potrebbe configurare un caso ancora peggiore, quello di una seconda generazione amministrativamente italiana ma intossicata dall’odio per un’identità che non sente come sua, come in effetti segnalerebbero virgolettati concilianti quali “bastardi cristiani” (certo, ammesso la cristianità incarni tutt’ora un pezzo fondamentale della nostra identità, ma su questo immaginiamo, o speriamo, che Monsignore concordi). In ogni caso, secondo il vescovo «il punto è quello di intercettare quelle persone che creano attorno a sé delle isole. E magari non partecipano più alla comunità religiosa, ma neanche alla comunità che fa sport, o musica». A essere profanamente irriguardosi, par di capire che qualche partita di calcetto in più, unita a una schitarrata ogni tanto, poteva evitare la tentata strage. Il vice di Zuppi ovviamente vola più alto, ragiona sul male che «è qualcosa di assurdo, che ti può colpire all’improvviso un sabato pomeriggio», perfino «sotto forma di una Citroen impazzita».
Qui si palesa addirittura uno slittamento ulteriore rispetto alla vulgata mainstream del «pazzo» casuale: è direttamente l’oggetto, il mezzo meccanico che ha preso vita ed è «impazzito», quasi una divagazione panpsichista del vescovo. Che comunque non disdegna nemmeno di discendere nell’agone della polis, ricordano la partecipazione alla «grande manifestazione» tenuta in piazza Grande contro l’odio (bisognerebbe chiarire chi sono oggi odiatori ed odiati, ma non c’era tempo). Del resto, stiamo di nuovo alla cronaca se rammentiamo che Castellucci non sgradisce affatto incursioni in ambito strettamente politico-sociale, financo divisivo. Ricordiamo, ad esempio, il sostegno (anche economico, attraverso fondi diocesani) alla Ong Mediterranea Saving Humans (quella di Luca Casarini, per dare delle coordinate ideologiche). Oppure, l’esposizione Gratia Plena dell’artista Andrea Saltini, allestita nel 2024 nella Chiesa di Sant’Ignazio a Carpi e accusata da un gruppo di fedeli di blasfemia. Costoro presentarono anche un esposto che valse a Castellucci un’indagine per vilipendio della religione cattolica (procedimento poi archiviato). Ma per misurare definitivamente il tasso di aderenza alle parole d’ordine mondane e all’alfabeto arcobaleno, basta osservare cosa ha in programma l’agenda del vescovo per domani: «Veglia di preghiera contro l’omotransfobia», presso la parrocchia di Gesù Redentore, prevista la partecipazione di Sua Eccellenza. No, decisamente dare scandalo non è il focus della sua missione.