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Salim El Koudri, l'attentatore di Modena era un mantenuto: come passava le sue giornate

di Simona Pletto venerdì 22 maggio 2026

3' di lettura

Prima le telefonate alle agenzie interinali, poi le richieste insistenti di lavoro all’università, dopo i rifiuti ripetuti e le risposte cariche di frustrazione, fino alle accuse di discriminazione e agli insulti: “bastardi cristiani”. Poi le ore chiuso in casa a giocare e infine la corsa in auto contro i passanti nel cuore di Modena. Gli investigatori stanno ricostruendo così la traiettoria di Salim El Koudri, 31 anni, italiano di seconda generazione, accusato della tentata strage di sabato in via Emilia Centro. Un quadro che unisce precarietà lavorativa, isolamento progressivo e un disagio psichico già noto, mentre la Procura di Modena cerca di individuare il possibile fattore scatenante delle ultime settimane. L’inchiesta si concentra sul materiale sequestrato nell’abitazione del 31enne: un cellulare in uso e altri dismessi; due tablet, computer, hard disk, chiavette Usb, taccuini, agende, cronologie internet e movimenti della PostePay.

Tra gli elementi al vaglio anche una quindicina di fogli manoscritti in arabo: appunti personali, testi religiosi, nomi, contatti e annotazioni varie che saranno tradotti e analizzati riga per riga per verificare eventuali collegamenti o segnali utili alla ricostruzione. Per ora non emergono elementi che indichino legami con ambienti estremisti o percorsi di radicalizzazione. Tantomeno frequentazioni nelle vicine moschee. Gli investigatori descrivono piuttosto un uomo sempre più isolato, economicamente sostenuto dai genitori e progressivamente assorbito dalla ricerca di un impiego mai arrivato. Per mesi avrebbe contattato agenzie interinali e conoscenti con insistenza quotidiana, anche più volte al giorno, lamentando rifiuti e silenzi e sostenendo di essere discriminato perché straniero. Alcuni residenti lo ricordano mentre discuteva animatamente al telefono proprio su questo tema, in strada o nei pressi della sua abitazione.

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Il contesto familiare è ora parte integrante delle verifiche. Il padre, laureato in letteratura, dopo il rientro dal Marocco aveva lavorato come operaio metalmeccanico in Emilia. Una vicenda che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver influito sulla percezione del figlio, rafforzando nel tempo un senso di frustrazione e marginalità sociale legato al lavoro e alla propria condizione. Erano comunque i genitori a mantenerlo nelle sue piccole spese, ogni giorno. Dalle sigarette al carburante per l’auto. Un contributo significativo alla ricostruzione del profilo arriva dalle psichiatre del Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia, che avevano seguito El Koudri dal 2022 fino al 2024 per un disturbo schizoide di personalità. Ai magistrati avrebbero riferito che il 31enne non aveva mai manifestato comportamenti aggressivi o violenti. Le terapie farmacologiche avevano prodotto qualche beneficio, ma restavano evidenti difficoltà nelle relazioni e una forte chiusura personale. Anche l’ultimo datore di lavoro lo avrebbe descritto come una persona isolata, poco integrata nel contesto lavorativo. Il giorno dell’attacco, secondo la ricostruzione, El Koudri sarebbe rimasto in casa per gran parte della giornata. Lo faceva spesso, giocando per ore alla playstation. Nel pomeriggio avrebbe poi preso l’auto dirigendosi verso il centro di Modena, città che conosceva per via dell’università che aveva frequentato e forse simbolo di aspettative deluse, e qui ha investito otto persone.

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Non ci sono vittime, ma il bilancio resta grave. Dall’ospedale di Baggiovara ieri è stata trasferita Anna, turista tedesca di 69 anni, alla quale sono state amputate entrambe le gambe. Durante la visita del sindaco Massimo Mezzetti e della prefetta Fabrizia Triolo, la donna ha ringraziato la città per l’assistenza e la vicinanza ricevute. Intanto resta centrale il lavoro degli investigatori, che devono anche capire se il gesto sia maturato in modo improvviso o se sia stato preceduto da segnali precedenti. Accanto all’inchiesta giudiziaria, emerge anche il dolore della famiglia. In un audio diffuso dall’avvocato Fausto Gianelli, la sorella Carmen parla di un fratello «sempre bravo, preciso, ordinato», cambiato però negli ultimi mesi. «Pensavamo fosse il dispiacere di non trovare lavoro», racconta tra le lacrime. Carmen vive in provincia di Bologna e da tempo pare avesse contatti sporadici con il fratello. Dopo i fatti, i genitori si sono trasferiti temporaneamente da lei, lasciando Modena. Il padre non se l’è sentita di tornare al lavoro, forse per la vergogna. «Mai avrei immaginato una cosa del genere», dice ancora la figlia Carmen. «Non smettiamo di pensare ai feriti e alla signora che non potrà più camminare».

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