Le braccia conserte, lo sguardo fisso davanti a sé, una telecamera che ne riprende ogni espressione. Marco Poggi siede davanti ai magistrati della Procura di Pavia e per novanta minuti ripete lo stesso concetto: «Mi sembra folle». Folle l’ipotesi che Andrea Sempio avesse accesso ai video privati della sorella Chiara, folle immaginare un rapporto nascosto tra i due. È il 6 maggio scorso e quell’interrogatorio del fratello della vittima diventa uno dei passaggi più delicati della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
«Sono e mi chiamo Marco Poggi», esordisce. Da quel momento inizia un lungo confronto che ruota soprattutto attorno a un tema: il rapporto tra Andrea Sempio- oggi unico indagato per l’omicidio di Chiara -, e la famiglia Poggi nell’estate del 2007. Gli inquirenti cercano di ricostruire la frequentazione tra l’indagato e la casa di via Pascoli, con particolare attenzione al computer utilizzato dalla famiglia e all’ipotesi che Sempio possa aver avuto accesso a materiale personale riconducibile alla vittima. Marco Poggi ricorda i pomeriggi trascorsi con gli amici, i videogiochi, le ore davanti al pc nella stanza della sorella. Ma esclude qualsiasi circostanza che possa sostenere la ricostruzione investigativa. «Mi sembra impossibile», ripete più volte. Impossibile che gli amici utilizzassero il computer senza di lui. Impossibile che Sempio fosse entrato in possesso di video intimi della sorella. Impossibile spiegare alcune conversazioni intercettate e attribuite all’amico d'infanzia.
È proprio questa insistenza a colpire gli investigatori. Nel corso dell’interrogatorio Poggi definisce più volte «folle», «surreale» e priva di spiegazione l’ipotesi che Sempio possa aver avuto un interesse ossessivo nei confronti di Chiara o che tra i due esistessero contatti significativi. Secondo il fratello della vittima, la ventiseienne viveva una relazione esclusiva con Alberto Stasi e gli amici del fratello non facevano parte della sua quotidianità. «Se l’avessero incontrata per strada non l’avrebbero nemmeno riconosciuta», mette a verbale.
La Procura è tornata a sentire Marco più volte proprio perché rappresenta uno snodo importante della nuova inchiesta. Non soltanto è il fratello della vittima, ma è soprattutto il punto di collegamento tra Chiara Poggi e Andrea Sempio. L’indagato era infatti uno dei suoi amici più stretti e frequentava il gruppo di ragazzi che gravitava attorno alla casa dei Poggi. Nel verbale emerge anche un’ipotesi formulata dallo stesso Marco: la possibilità che Sempio possa aver preso una chiavetta Usb presente nella stanza di Chiara. Una spiegazione che lo stesso testimone considera poco credibile e che accompagna a una difesa costante della propria versione dei fatti: non avere mai visto quei video, non averli mai mostrati ad amici e non averne mai parlato con loro.
L’audizione di Marco, ora resa pubblica dall’agenzia Adnkronos, si inserisce in una fase molto delicata della nuova indagine sul delitto di Garlasco che ha portato alla condanna definitiva a 16 anni di Alberto Stasi. La Procura di Pavia ha riaperto il fronte investigativo concentrandosi su Sempio, per l’accusa unico autore del delitto di Chiara, per il quale gli inquirenti hanno chiesto di recente una perizia psichiatrica e personologica, destinata ad allungare ulteriormente i tempi dell’inchiesta. Eppure, nelle cento pagine di verbale, a emergere non sono soltanto gli aspetti tecnici dell’indagine, ma soprattutto l’incredulità del fratello della vittima. «Non riesco a trovare una spiegazione», ripete. Quando gli viene prospettata l’ipotesi che Sempio possa aver avuto accesso a video intimi di Chiara, la risposta resta la stessa: «Mi sembra impossibile». E ancora: «Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole». Frasi che gli investigatori leggono come una presa di distanza dalle conclusioni a cui sta lavorando la Procura. Intanto, davanti alla telecamera che registra ogni risposta, Marco Poggi continua a difendere la propria ricostruzione. «L’unica cosa che posso dirvi è che io non ho visto il video, non l’ho fatto vedere ai miei amici e non ne ho mai parlato con loro».