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Il caso della ricina, svolta nella chat " Voleva il divorzio", qui cambia tutto

di Redazione sabato 13 giugno 2026

2' di lettura

Nuovi messaggi WhatsApp potrebbero ridisegnare il quadro investigativo sul duplice avvelenamento di Antonella Di Ielsi  e della figlia sedicenne Sara, morte lo scorso dicembre dopo l’esposizione alla ricina. Al centro dell’inchiesta non c’è ancora un autore materiale del delitto, ma emergono elementi che mettono in discussione la versione fornita da una conoscente della famiglia, ora indagata per favoreggiamento.

Le chat recuperate dagli investigatori mostrano un contesto personale molto diverso da quello descritto dall’amica durante i primi interrogatori. In particolare, nei messaggi Antonella confidava le difficoltà della propria relazione coniugale e manifestava apertamente l’intenzione di separarsi dal marito. «Voglio separarmi, aiutami a trovare un divorzista», si legge in uno dei passaggi acquisiti dagli inquirenti, considerato potenzialmente decisivo per la ricostruzione degli ultimi mesi di vita della donna. Un contenuto che contrasta con quanto dichiarato più volte dalla conoscente della vittima, ascoltata come persona informata sui fatti dalla Squadra Mobile di Campobasso. L’amica aveva infatti riferito di non essere a conoscenza di tensioni nella coppia e di non aver mai ricevuto confidenze in tal senso. Secondo gli investigatori, però, tale versione non sarebbe compatibile con il materiale estratto dai dispositivi elettronici della vittima. La discrepanza tra dichiarazioni e chat è emersa in modo più evidente durante un recente interrogatorio in Questura, quando alla donna sarebbero stati mostrati i messaggi recuperati dai cellulari della famiglia.

Di fronte a questi elementi, la conoscente non avrebbe fornito spiegazioni ritenute sufficienti dagli inquirenti, circostanza che ha portato a una denuncia per favoreggiamento. Al momento, tuttavia, il procedimento principale resta aperto per duplice omicidio volontario senza indagati formalmente iscritti per l’azione materiale dell’avvelenamento. Gli investigatori stanno proseguendo l’analisi dei dispositivi sequestrati nell’abitazione della famiglia, telefoni, computer, tablet e modem, alla ricerca di ulteriori tracce digitali utili a chiarire le dinamiche dei giorni precedenti ai decessi.

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