Nel piccolo comune molisano di Pietracatella, la vicenda che ha sconvolto la comunità continua ad allargarsi. Sono infatti circa settanta gli alimenti attualmente sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di madre e figlia, avvenuta nei giorni di Natale e collegata a un sospetto avvelenamento da ricina, una delle tossine naturali più potenti conosciute. Si tratta di prodotti alimentari di diversa natura: cibi fatti in casa, preparazioni artigianali e alimenti confezionati di varie marche, conservati nei freezer delle abitazioni coinvolte nell’indagine.
Un insieme eterogeneo di campioni che gli inquirenti ritengono fondamentale per ricostruire con precisione le ultime fasi prima del decesso delle due donne. Già nelle settimane successive ai fatti, a gennaio, erano stati prelevati e analizzati diversi campioni di alimenti, affidati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise. Quelle prime analisi, però, non sono bastate a chiudere il caso, che resta ancora avvolto nel mistero. Ora il fascicolo si arricchisce di un nuovo passaggio investigativo: i campioni più recenti saranno sottoposti a ulteriori esami da parte di consulenti italiani e tedeschi, chiamati a verificare l’eventuale presenza di tracce di ricina nei cibi sequestrati.
La ricina è una tossina estremamente pericolosa, presente nei semi del ricino, e può risultare letale anche in quantità minime. Proprio per la sua potenza e difficoltà di identificazione, le analisi richiedono procedure complesse e strumentazioni altamente specializzate. L’obiettivo degli inquirenti è capire se la contaminazione sia avvenuta accidentalmente o se si tratti di un gesto volontario. Un interrogativo centrale che guida un’indagine ancora aperta e che mantiene alta l’attenzione su un caso che ha scosso profondamente la piccola comunità molisana. Nel frattempo, Pietracatella resta sospesa tra attesa e inquietudine, in attesa che la scienza forense possa fornire le risposte che la giustizia ancora cerca.