Ennesima truffa sul Superbonus, la misura introdotta dal M5s e da Giuseppe Conte. La guardia di finanza di Anagni ha sequestrato 9,3 milioni di euro di crediti d'imposta maturati all'interno di una serie di operazioni edilizie effettuate attraverso la norma del Superbonus 110%. A disporlo è stato il giudice delle Indagini preliminari su richiesta della procura di Roma Le indagini hanno portato ad ipotizzare un sistema che puntava a percepire i bonus garantiti dalla norma attraverso lavori edilizi mai eseguiti o realizzati solo in parte, emettendo o utilizzando fatture per operazioni inesistenti, effettuando indebite compensazioni e false attestazioni. Andando a verificare i singoli cantieri finiti nell'indagine, i finanzieri di Anagni hanno rilevato significative difformità tra quanto dichiarato nei certificati di stato avanzamento lavori e quanto effettivamente realizzato.
Tutto faceva capo ad un general contractor con sede a Roma, nato con l'istituzione del Superbonus ed attivo nella gestione di circa 35 cantieri nell'Italia centro-meridionale. L'indagine è stata condotta con il supporto del Nucleo speciale tutela entrate e repressione frodi fiscali della gdf di Roma e del gruppo di Frosinone. Ipotizza che la società abbia maturato tra il 2021 e il 2024 crediti d'imposta per oltre 30 milioni di euro, di cui circa 15 milioni ritenuti illegittimi. Le perizie tecniche hanno confermato la mancata esecuzione di opere fatturate.
Parallelamente, sono emersi rapporti finanziari del general contractor con un subappaltatore che ha ammesso di avere emesso fatture fittizie per circa 5 milioni di euro. Il blocco dei crediti è stato effettuato per il rischio di cessione a terzi. Tre persone sono state deferite alla procura.