Immigrazione, remigrazione, femminicidio: il generale Roberto Vannacci si scatena e rilancia i suoi cavalli di battaglia in un'intervista concessa a SkyTg24, colloquio in cui il leader di Futuro Nazionale si spende in affermazioni controverse, destinate va da sé a far discutere.
Tra i temi affrontati c'è quello del femminicidio, sul quale Vannacci ribadisce una posizione già espressa in passato. "La mia posizione sul femminicidio l'ho chiarita nel 2023. Voglio che chi usa violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre, che si tenga conto delle circostanze aggravanti. Ma io contesto la fattispecie specifica", ha affermato. Secondo il leader di Futuro Nazionale, infatti, i reati non dovrebbero essere distinti in base alle caratteristiche della vittima: "Se noi accettiamo che un reato venga definito in base alla vittima, allora va introdotto l'immigraticidio. Un delitto non può essere più o meno grave in base al sesso o al colore della pelle". Da qui la contrarietà anche ad altre ipotesi di reato specifico: "Siamo contrari alla creazione di nuovi reati come l'islamofobia o l'omofobia".
Alla domanda su cosa farebbe se fosse presidente del Consiglio, Vannacci ha risposto: "Certamente ci sarebbe dal mio punto di vista una nuova lettura di quello che oggi è stato definito femminicidio", precisando ancora una volta: "contesto la fattispecie". Quindi ha aggiunto: "In tutti quei paesi in cui è stato introdotto il reato di femminicidio si notano delle percentuali di reati nei confronti delle donne molto più alte rispetto a quei paesi che non hanno il reato di femminicidio". E ancora: "La narrativa che il femminicidio derivi da una concezione patriarcale della vita è assolutamente smentita dal fatto che ci sono molte più violenze nei confronti delle donne nei Paesi nordici dell'Europa".
Altro capitolo, quello dell'immigrazione. Vannacci ha indicato come obiettivo di lungo periodo la riduzione della presenza straniera in Italia: "Portare la popolazione straniera al 4% è un risultato ambizioso che non può essere raggiunto in pochi giorni o in pochi mesi, ma quella è la meta. È chiaro che dovremmo lavorarci per decenni per raggiungere quella percentuale, ma quella è la direzione che dobbiamo prendere". A sostegno della sua tesi ha infine aggiunto: "Dobbiamo evitare che il 9% di popolazione straniera, che fa il 50% di furti e rapine e rappresenta oltre il 32% della popolazione carceraria, continui a snaturare quella che è la popolazione autoctona e continui a rappresentare un peso".